I cannoni hanno ripreso a sparare in Medio Oriente e subito il prezzo del petrolio si è impennato: +5% riportandolo a due mesi fa, a 80 dollari al barile. Le borse di tutto il mondo hanno visto il segno negativo: ad un’ora dalla chiusura Milano lascia sul parterre lo 0,94% a 51.964, considerando tutto nemmeno tanto dal momento che si bloccheranno di nuovo i traffici.
Il problema questa volta è stato, o almeno così viene raccontato, il tiro degli iraniani su mercantili in transito nello stretto di Hormuz, tiro che ha causato la feroce risposta Usa. C’è tutto da verificare sulle cause, purtroppo però è vero lo scambio di proiettili.
E come si sa la guerra è contraria agli investimenti e quindi tutti i titoli sono in sofferenza, tutti tranne quelli legati al petrolio, come Eni che fa +3,90%, o Saipem +4,11%, o Tenaris +2,22%. Quindi poco altro da dire: lo schema, il pattern, per dirla come gli espertoni, è quello consueto del tempo di guerra con gli occhi puntati verso Istanbul dove Donald Trump presiede un vertice Nato.
Sembra tutto ritornato a qualche mese fa, peccato, per gli investimenti e soprattutto per la guerra che non ha mai fatto bene a nessuno.
Questo scritto è redatto a solo scopo informativo e NON può essere considerato in alcun modo sollecitazione al pubblico risparmio.
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