Festival dell’Economia di Trento: confronto tra Stati Uniti, Cina ed Europa sulle sfide economiche

Al Festival focus sulle economie di Europa, Usa e Cina tra innovazione, difesa, IA e nuove strategie globali

Al Festival dell’Economia di Trento, al Teatro Sociale, si è svolto il panel “Economie industriali a confronto: Stati Uniti, Cina, Europa”, moderato da Flavia Giacobbe, direttrice di Formiche e Airpress. All’incontro hanno partecipato Franco Bassanini, Zhiyi He, Simone Masè, Fabrizio Onida, Giovanni Tria e l’ambasciatore Michele Valensise, affrontando il tema della competizione strategica tra i principali blocchi economici mondiali.

Al centro del dibattito, il ruolo dell’Europa in uno scenario globale segnato da rivalità strategiche, vulnerabilità economiche e ricerca di autonomia politica e industriale.

Le fragilità di Cina e Stati Uniti

L’ambasciatore Michele Valensise ha evidenziato come le tre grandi economie condividano un elemento comune: la vulnerabilità.

Parlando della Cina, ha sottolineato il rallentamento della crescita economica, il forte invecchiamento demografico, l’aumento del debito pubblico e il minor ritorno degli investimenti, fattori che producono rigidità interne e una crescente assertività internazionale. Secondo Valensise, queste dinamiche influenzano anche l’Europa attraverso una maggiore pressione delle esportazioni cinesi e minori opportunità per le imprese europee.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, il diplomatico ha parlato di un Paese fortemente polarizzato, segnato da tensioni politiche e da un clima di incertezza legato alla presidenza di Donald Trump e alle scelte della sua amministrazione.

Le “tre C” per il futuro dell’Europa

Secondo Valensise, l’Unione Europea può affrontare questa fase puntando su tre elementi chiave: consapevolezza, coesione e coraggio.

La consapevolezza riguarda il ruolo che l’Europa può avere nello scenario globale; la coesione è necessaria per presentarsi con una voce unitaria nei confronti di Stati Uniti e Cina; il coraggio serve per costruire un progetto europeo capace di investire in innovazione tecnologica e diversificazione delle relazioni economiche, anche verso Paesi come India e Indonesia.

Tecnologia, investimenti e autonomia europea

Il professor Fabrizio Onida ha analizzato le criticità economiche delle tre aree. Negli Stati Uniti ha evidenziato problemi legati agli investimenti e ai deficit commerciali e pubblici. Per la Cina ha richiamato il tema degli eccessi immobiliari e infrastrutturali, della vulnerabilità tecnologica e dell’invecchiamento demografico.

Ampio spazio è stato dedicato anche alla situazione della Germania, penalizzata dalla dipendenza dai settori manifatturieri tradizionali, dai costi energetici elevati e dal limitato sviluppo delle grandi piattaforme digitali.

Difesa, IA e nuova strategia europea

Il presidente della Fondazione Astrid Franco Bassanini ha spiegato come gli scenari internazionali abbiano rafforzato nell’opinione pubblica europea la richiesta di “più Europa”. Secondo Bassanini, ciò significa investire maggiormente nella difesa, considerata un settore strategico per l’innovazione tecnologica, e accelerare gli investimenti in intelligenza artificiale ed energia.

Il professor Giovanni Tria ha invece concentrato il proprio intervento sul divario tecnologico tra le grandi economie e sulle trasformazioni prodotte dalla pandemia, che ha modificato gli equilibri globali e aperto nuove dinamiche competitive.

Il panel si è concluso con gli interventi del professor Zhiyi He sulle dinamiche economiche cinesi e di Simone Masè, amministratore delegato di Bat Italia, che ha portato il punto di vista del mondo industriale.

Redazione

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