Il vino italiano tra dazi e guerre: export in ripresa ma resta l’incertezza

Il settore vitivinicolo guarda ai nuovi mercati dopo il Vinitaly 2026 tra tensioni internazionali, consumi in calo e sfide geopolitiche

Il settore del vino italiano continua a confrontarsi con uno scenario internazionale complesso segnato da guerre, inflazione, rincari energetici e tensioni commerciali. A pesare sulle prospettive delle aziende vitivinicole sono anche i nuovi dazi annunciati dagli Stati Uniti e le difficoltà geopolitiche che stanno rallentando alcuni mercati strategici.

In un contesto caratterizzato da forti incertezze, l’export resta un elemento decisivo per il comparto. Nonostante le difficoltà, il bilancio del Vinitaly 2026 viene considerato positivo dagli operatori del settore.

Vinitaly chiude con 90 mila presenze

A quasi un mese dalla conclusione della manifestazione di Verona, il presidente di Veronafiere Federico Bricolo ha tracciato un bilancio dell’edizione 2026.

Siamo soddisfatti perché in un contesto internazionale complesso, che incide in modo significativo sui flussi e sulla mobilità degli operatori, il risultato raggiunto assume un valore tutt’altro che scontato”, ha dichiarato.

Quest’anno il Vinitaly ha registrato circa 90 mila presenze, con 7 mila visitatori in meno rispetto al 2025, ma con la conferma di oltre mille top buyer provenienti da 70 Paesi.

Federvini: “Il calo dell’export era prevedibile”

Secondo il presidente di Federvini, Giacomo Ponti, il rallentamento dell’export va letto nel contesto economico globale. “La diminuzione del 3,7% nell’export era prevedibile, visto che nel 2024 era stato registrato il record assoluto”, ha spiegato.

Ponti invita inoltre a interpretare con cautela anche i dati diffusi dall’Istat, che a inizio anno ha registrato un calo dell’export del 18,7% in valore. “Il confronto è con la corsa agli acquisti dello stesso periodo del 2025, quando il mercato americano comprava per anticipare i dazi annunciati da Trump”, ha precisato.

Le tensioni internazionali frenano i mercati

Tra le principali preoccupazioni del comparto ci sono gli effetti delle crisi geopolitiche sui mercati esteri. “Dopo quella dei dazi americani, è arrivata la tegola del Medioriente”, ha dichiarato Ponti.

Secondo Federvini, mercati come Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Oman, che stavano mostrando una crescita importante grazie al turismo di qualità, risultano oggi fortemente rallentati.

In questo scenario, l’entrata in vigore dell’accordo Ue-Mercosur dal 1° maggio viene considerata un’opportunità per ampliare gli sbocchi commerciali.

Confcooperative punta sui nuovi mercati

A sottolineare il valore degli accordi internazionali è anche Luca Rigotti, presidente del settore vino di Confcooperative. “Le cooperative orientate all’export hanno dimostrato di saper cogliere le opportunità offerte dagli accordi di libero scambio”, ha affermato.

Rigotti ha indicato come strategici nuovi mercati emergenti tra cui Mercosur, India e Australia, ritenuti fondamentali per rafforzare la presenza del vino italiano all’estero.

Il tema del consumo consapevole

Il settore guarda con attenzione anche al dibattito europeo sul consumo di alcol. “Preoccupa la crescente tendenza a demonizzare il consumo di vino attraverso semplificazioni che lo assimilano all’abuso di alcol”, ha dichiarato Rigotti.

Sul tema Federvini ha promosso uno studio realizzato dal Dipartimento di comunicazione e ricerca sociale dell’Università La Sapienza di Roma. “Esiste uno stile italiano del bere, fondato su moderazione, cultura e responsabilità”, ha spiegato Ponti.

Secondo lo studio, l’Italia registra un consumo annuo di 8 litri di alcol pro capite, inferiore del 6% rispetto alla media Ocse e distante dai livelli dei Paesi dell’Europa centro-orientale e iberica.

La necessità di stabilità per il settore

Per gli operatori del comparto, la stabilità internazionale resta una condizione essenziale per programmare investimenti e strategie produttive. “I mercati si chiudono per le guerre. Le incertezze non aiutano. Abbiamo bisogno di stabilità per costruire programmi”, ha concluso Ponti.

Redazione

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