Quasi 367mila lavoratori tra Veneto e Friuli Venezia Giulia potrebbero lasciare il mercato del lavoro entro il 2029 per raggiunti requisiti pensionistici. È la stima contenuta nell’ultimo report della Cgia di Mestre, che evidenzia come l’invecchiamento della forza lavoro e la difficoltà nel trovare nuovi occupati rappresentino una sfida crescente per il sistema produttivo del Nordest.
A livello nazionale le uscite previste nello stesso periodo sono circa 3 milioni, mentre il rapporto tra occupati e pensioni si avvicina progressivamente alla parità. Negli anni Ottanta il rapporto era invece di circa tre lavoratori per ogni pensionato.
Quasi 300mila uscite in Veneto
Il Veneto dovrà affrontare l’uscita di circa 291.200 lavoratori tra il 2025 e il 2029. Nel 2025 la regione contava circa 2,2 milioni di occupati e 1,8 milioni di pensioni, mantenendo ancora un saldo positivo di 351.442 unità nel rapporto tra lavoratori e trattamenti previdenziali.
La situazione non è però uniforme. Belluno e Rovigo hanno già superato la soglia di equilibrio: nella provincia bellunese il saldo tra occupati e pensioni è negativo per 213 unità, mentre a Rovigo il divario arriva a 5.652.
Tra le province con il saldo più favorevole spicca Padova, con 88.036 occupati in più rispetto alle pensioni. Seguono Verona (+83.603), Treviso (+67.554), Vicenza (+59.332) e Venezia (+58.781).
In Friuli Venezia Giulia oltre 75mila uscite
Anche il Friuli Venezia Giulia dovrà gestire un consistente ricambio. La Cgia stima in 75.400 i lavoratori destinati a lasciare il mercato entro il 2029.
Nel 2025 la regione presentava ancora un saldo positivo di 18.111 unità nel rapporto tra occupati e pensioni. Tutte le province registravano un valore favorevole: Pordenone +10.145, Trieste +3.342, Gorizia +3.151 e Udine +1.473.
Gli over 50 sono già una quota importante
A preoccupare è anche la composizione anagrafica della forza lavoro. Nel 2024 gli over 50 rappresentavano il 35,7% dei dipendenti privati in Friuli Venezia Giulia, mentre in Veneto la percentuale era del 33,3%.
L’elevata presenza di lavoratori prossimi alla pensione rende quindi ancora più urgente individuare nuove professionalità, soprattutto nei settori che richiedono competenze tecniche e specialistiche.
Il rischio per le imprese
Secondo la Cgia, la difficoltà non riguarda soltanto il numero complessivo dei lavoratori disponibili, ma soprattutto la possibilità di sostituire chi esce con persone dotate delle competenze necessarie.
Il problema rischia di incidere in particolare sulle piccole e micro imprese, che possono avere maggiori difficoltà nel trovare rapidamente personale qualificato.
La riduzione della forza lavoro può tradursi in minore capacità produttiva, difficoltà nel coprire ruoli strategici e maggiore fragilità organizzativa, con possibili conseguenze sulla competitività del territorio.
Cgia: puntare su giovani e donne
Per attenuare gli effetti delle uscite previste, la Cgia indica tra le possibili risposte l’ampliamento della platea degli occupati.
«In Veneto il tasso di occupazione femminile e giovanile è molto inferiore rispetto a quello delle regioni più sviluppate d’Europa. Pertanto, se vogliamo mitigare almeno in parte l’uscita degli oltre 290mila lavoratori, dobbiamo allargare la platea occupazionale reperendo forza lavoro tra donne e giovani», sottolinea Paolo Zabeo, referente dell’Ufficio studi Cgia.
Una questione economica oltre che demografica
Il progressivo invecchiamento della popolazione non riguarda quindi soltanto la struttura demografica. La diminuzione degli occupati può avere effetti anche sulla produzione e sulla sostenibilità del sistema previdenziale, soprattutto considerando l’aumento del numero dei pensionati.
La sfida per Veneto e Friuli Venezia Giulia sarà quindi gestire il passaggio generazionale, mantenendo nelle imprese le competenze necessarie e favorendo l’ingresso di giovani e donne nel mercato del lavoro.
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