Energia, CNA: bollette in aumento per le piccole imprese e margini sotto pressione

L’indagine dell’associazione evidenzia il peso dei costi energetici sulle micro e piccole aziende: meno risorse per investimenti e crescita

Dario Costantini

Il costo dell’energia continua a rappresentare un elemento critico per il sistema delle micro e piccole imprese italiane, non soltanto per il livello raggiunto dalle tariffe, ma anche per l’instabilità dei prezzi che rende più complessa la programmazione aziendale.

È quanto emerge dall’indagine “Energia e piccole imprese” realizzata dalla CNA su un campione rappresentativo di aziende associate appartenenti a diversi settori produttivi.

Secondo la rilevazione, il tema energetico è ormai diventato una componente strutturale della competitività delle imprese. Le oscillazioni dei mercati, influenzate anche dalle tensioni geopolitiche internazionali, incidono sulle decisioni economiche quotidiane e sulla capacità delle aziende di pianificare investimenti.

Per molte imprese i costi energetici rappresentano un fattore diretto di pressione sulla redditività e sulle prospettive di sviluppo.

La maggioranza delle aziende teme gli effetti dei mercati energetici

Dai dati raccolti dalla CNA emerge che il 78,2% delle imprese considera preoccupanti le conseguenze delle tensioni geopolitiche sui mercati dell’energia.

Soltanto una quota ridotta, pari al 7,1%, dichiara di non percepire particolari motivi di preoccupazione rispetto all’andamento dei costi energetici.

La questione non riguarda più esclusivamente i settori tradizionalmente caratterizzati da consumi elevati. L’aumento delle spese per energia elettrica e gas interessa infatti un’ampia parte del tessuto produttivo composto da piccole attività artigiane, imprese di servizio e aziende manifatturiere.

Per l’84% delle imprese l’energia pesa sull’attività

L’indagine CNA evidenzia come il costo dell’energia abbia un impatto significativo sull’operatività aziendale.

L’84% delle imprese intervistate considera rilevante il peso della componente energetica: il 39,1% la definisce molto impattante, mentre il 44,9% la considera abbastanza impattante.

Anche il livello di preoccupazione è aumentato nell’ultimo anno. Per l’86,7% delle aziende il tema dei costi energetici è diventato più rilevante rispetto al passato.

Nel dettaglio, il 25,9% segnala un aumento marcato dell’allarme legato alla spesa energetica, mentre soltanto l’1% delle imprese rileva un miglioramento della situazione.

Tre imprese su quattro hanno visto aumentare le bollette

La pressione sui costi trova conferma nei dati relativi alle bollette. Secondo la ricerca, il 76,5% delle imprese ha registrato un aumento della spesa energetica nell’ultimo semestre.

Tra le aziende che hanno subito rincari:

  • il 45,8% ha rilevato aumenti compresi tra il 10 e il 20%;
  • il 19,1% ha registrato incrementi superiori al 20%.

Questo significa che quasi due imprese su tre tra quelle coinvolte dagli aumenti hanno dovuto affrontare rincari superiori al 10%.

La difficoltà principale per molte aziende è rappresentata dalla possibilità limitata di trasferire completamente questi maggiori costi sui clienti.

Margini ridotti e meno risorse per gli investimenti

L’effetto più evidente dell’aumento delle spese energetiche riguarda la redditività aziendale.

Il 56,8% delle imprese indica infatti una riduzione dei margini come conseguenza diretta dei maggiori costi sostenuti.

Solo il 20,4% è riuscito a compensare almeno in parte gli aumenti attraverso un adeguamento dei prezzi applicati ai clienti. Una percentuale più contenuta, pari al 2,7%, ha invece dovuto ridurre la produzione o i servizi offerti.

Secondo il presidente nazionale CNA Dario Costantini, i dati dimostrano che la crisi energetica non può più essere considerata una situazione temporanea.

Le piccole imprese, spiega Costantini, spesso non dispongono della forza contrattuale necessaria per trasferire gli aumenti sui prezzi e sono costrette ad assorbire i rincari attraverso una riduzione dei margini.

CNA chiede interventi strutturali sulla politica energetica

Per l’associazione è necessario superare un approccio basato soltanto su misure emergenziali e introdurre strumenti più stabili per aiutare le imprese.

Tra le priorità indicate figurano una maggiore trasparenza del mercato energetico, interventi capaci di ridurre l’esposizione alla volatilità dei prezzi e misure realmente accessibili alle micro e piccole aziende.

Secondo CNA, l’energia deve essere considerata un elemento centrale della politica industriale italiana, perché influenza competitività, investimenti e capacità di creare occupazione.

L’associazione porterà i risultati dell’indagine al confronto con Governo e Parlamento, con l’obiettivo di individuare soluzioni che tengano conto delle caratteristiche del sistema produttivo nazionale.

Redazione

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