Allarme Arvedi cui costi energetici, il Mimit convoca il tavolo per Ast

Il 28 settembre le parti si incontreranno al Mimit per fare il punto sullo stato di attuazione dell'Accordo di programma per il sito siderurgico ternano

Dopo l’allarme lanciato dai vertici Arvedi sull’insostenibilità delle industrie siderurgiche italiane a causa degli eccessivi costi energetici, nel confronto con i competitori esteri, e le possibili conseguenze sul sito produttivo Ast di Terni che ha portato la Regione Umbria a chiede il rispetto degli impegni, il ministero delle Imprese e del Made in Italy, su indicazione del ministro Adolfo Urso, ha convocato per il 28 settembre, alle ore 11, il Comitato esecutivo dei sottoscrittori dell’Accordo di Programma sottoscritto nel 2025.

La riunione sarà dedicata a fare il punto sull’attuazione degli impegni previsti dall’Accordo e sulle prospettive industriali dello stabilimento. In particolare, il tavolo avvierà il monitoraggio dell’andamento del piano industriale e del piano occupazionale: stato di avanzamento degli investimenti e rispetto del relativo cronoprogramma, andamento dei volumi produttivi, livelli occupazionali e percorsi di formazione e riqualificazione del personale.

Il confronto – evidenziano dal Ministero proprio sulla base dell’allarme lanciato dai vertici Arvedi Ast – si concentrerà inoltre sulla competitività dello stabilimento, con specifico riferimento ai costi dell’energia e agli impegni e agli strumenti previsti dall’Accordo, nell’ambito delle rispettive competenze delle parti.

«Il gruppo – era indicato nella nota di Arvedi Ast – dal 2022 ha intrapreso un percorso di rilancio a Terni attraverso un piano di investimenti strategici, finalizzato al rilancio della competitività attraverso il riequilibrio e l’ottimizzazione del le capacità produttive dello stabilimento, massimizzando la produzione di laminati a freddo, riducendo contestualmente l’impatto ambientale dei processi e i costi di trasformazione”. Investimenti che però, alla luce degli eccessivi costi energetici, rischiano di metterne a repentaglio l’operatività.

Un sito, quello siderurgico ternano, che occupa oltre 2.550 lavoratori tra dipendenti diretti e somministrati, oltre a circa mille addetti dell’indotto.

Redazione

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