In Trentino negli ultimi tredici anni il potere d’acquisto dei salari è diminuito del 10,1%, pari a una perdita media stimata di circa 2.511 euro per famiglia. È questo il quadro tracciato dall’Ispat, l’istituto di statistica della Provincia autonoma di Trento, durante l’incontro dedicato a produttività, salari e costo della vita. Un’analisi che evidenzia come l’aumento dei prezzi non sia stato accompagnato da una crescita proporzionata delle retribuzioni, determinando un progressivo impoverimento delle famiglie.
Inflazione più alta della media nazionale
Secondo i dati illustrati dall’Ispat, l’inflazione in Trentino risulta più elevata di circa due punti rispetto alla media italiana. Un divario che contribuisce ad accelerare l’erosione del reddito reale.
Dal 2021 al 2026, in particolare, l’inflazione dei beni energetici ha raggiunto il 69,1%, leggermente superiore al dato nazionale. Più contenuto ma comunque significativo l’aumento dei beni alimentari, pari al 26,3% contro il 27,4% registrato a livello nazionale.
Il peso del carrello della spesa
A incidere maggiormente sulle famiglie è il cosiddetto carrello della spesa, che ha seguito l’impennata dei costi energetici con un effetto più duraturo nel tempo.
Secondo le analisi dell’Ispat, l’inflazione di fondo si attesta attorno al 15%, mentre alcuni picchi sono stati registrati in specifici periodi dell’anno, in particolare nel settore turistico e della ristorazione.
Come spiegato dal sostituto dirigente Vincenzo Bertozzi, il fenomeno inflattivo non mostra segnali di inversione: anche nel 2026, infatti, Trento registra valori superiori alla media nazionale.
Salari fermi e redditi in calo
Il nodo centrale resta però quello dei salari stagnanti. A fronte dell’aumento dei prezzi, le retribuzioni non hanno subito incrementi sufficienti a compensare la perdita di valore.
Il risultato è una progressiva riduzione del potere d’acquisto che, secondo l’Ispat, ha raggiunto appunto il 10,1% in 13 anni, con un impatto diretto sulla capacità di spesa delle famiglie trentine.
L’effetto combinato di inflazione e salari fermi si riflette anche sul mercato immobiliare, con prezzi delle abitazioni in crescita e sempre meno soluzioni accessibili.
Il nodo casa e le difficoltà abitative
Il tema abitativo si intreccia con quello economico. Cresce infatti la difficoltà di accesso alla casa, soprattutto per studenti e famiglie con redditi medi.
Secondo la consigliera provinciale Lucia Coppola, la situazione richiede un intervento strutturale attraverso un piano casa, in grado di aumentare l’offerta di alloggi a prezzi sostenibili.
Parallelamente, il vicepresidente della Provincia Achille Spinelli ha evidenziato come la maggioranza dei trentini (circa l’82,4%) viva in una casa di proprietà, mentre chi non ne possiede si trova in condizioni sempre più complesse a causa dell’alto valore immobiliare.
Occupazione stabile ma rischi futuri
Sul fronte del lavoro i dati restano positivi, ma emergono criticità legate al medio e lungo periodo. La popolazione in età lavorativa è in calo e, secondo le stime provinciali, entro il 2040 il Trentino potrebbe perdere circa 24 mila lavoratori.
Un trend che rischia di limitare la crescita economica futura, come sottolineato dallo stesso Spinelli e dalla direttrice dell’Ocse di Trento, Alessandra Proto, che ha evidenziato come il benessere attuale sia stato sostenuto più dall’aumento dell’occupazione che da una reale crescita della produttività.
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