Si è conclusa con successo la prima fase di monitoraggio genetico dell’Orso bruno marsicano, uno degli animali più rari d’Europa, che ha permesso di raccogliere oltre ottocento campioni di pelo nell’area vasta del Parco Nazionale Lazio Abruzzo e Molise (PNALM). L’iniziativa, che rientra nel progetto finanziato dal PNRR con la Misura “Digitalizzazione dei parchi nazionali e delle aree marine protette”, è stata realizzata dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, in collaborazione con l’Istituto di Ecologia Applicata (IEA) e con il coordinamento tecnico-scientifico di ISPRA.
Il monitoraggio genetico ha coinvolto un’area vastissima, comprendente il PNALM e zone contigue come il Parco Nazionale della Maiella, i monti del Sirente-Velino, dei Simbruini-Ernici e del Cicolano. Questo imponente lavoro ha permesso di raccogliere 854 campioni di pelo, fondamentali per stimare la dimensione della popolazione di orsi bruni marsicani e per analizzare l’estensione dell’areale della specie, sia nelle aree storiche che in quelle di recente colonizzazione.
I numeri del progetto
- Oltre 400 trappole genetiche installate in quattro comprensori
- Più di 800 campioni di pelo raccolti
- Più di 60 operatori coinvolti, tra personale IEA, enti e associazioni
- Decine di migliaia di chilometri percorsi in auto e a piedi per raggiungere i siti di campionamento
- 4 consegne di campioni biologici ai laboratori incaricati delle analisi genetiche
Per la raccolta, sono state utilizzate trappole olfattive, trappole posizionate su alberi noti, che gli orsi utilizzano per grattarsi, e trappole installate vicino ai ramneti, aree dove gli orsi si nutrono di frutti. Grazie alle oltre quattrocento installazioni, è stato possibile raccogliere materiale genetico che verrà analizzato da laboratori specializzati per ottenere una stima precisa della popolazione.
Le attività sono state svolte con il massimo rispetto per l’ambiente e per la specie, senza alcuna manipolazione diretta degli orsi, garantendo la protezione dell’habitat e il ripristino delle condizioni originarie dei siti campionati.
L’iniziativa ha rappresentato un impegno senza precedenti per entità e ampiezza, coinvolgendo numerosi attori:
- MASE, ISPRA, Regioni Abruzzo, Lazio e Molise
- Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, Parco Nazionale della Maiella, e diverse riserve naturali regionali
- Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari (CUFAA) dei Carabinieri Forestali
- Rete di Monitoraggio Orso bruno Marsicano
- Associazione Salviamo l’Orso, Associazione Rewilding Apennines e molte altre realtà.
Il progetto ha coinvolto una rete di enti e associazioni, tra cui anche il Reparto Volo Carabinieri di Pratica di Mare e il Reparto Carabinieri Biodiversità di Castel di Sangro e Castel di Pescara, che hanno supportato le attività di monitoraggio.
I primi esiti relativi alla raccolta dei campioni sono stati presentati in un convegno il 18 dicembre scorso a Pescasseroli, sede del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, dove sono stati celebrati i risultati ottenuti grazie al lavoro di squadra e alla sinergia tra tutti i soggetti coinvolti.
Foto: MASE
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