Giovedì 24 aprile a Trieste si terrà un’assemblea cruciale per il futuro di Generali, con un’affluenza attesa di almeno il 70% del capitale. In gioco c’è la guida del Leone di Trieste, la più importante compagnia assicurativa italiana, al centro di un confronto strategico e finanziario che coinvolge grandi azionisti, fondi internazionali e istituzioni bancarie.
La finanza si muove: da Mps a Mediobanca
A scuotere ulteriormente gli equilibri, la recente approvazione dell’OPS di Mps su Mediobanca, votata dall’assemblea del Monte dei Paschi. L’obiettivo di Siena è raggiungere il controllo di almeno i due terzi di Mediobanca, che oggi detiene il 13% di Generali e ne rappresenta l’azionista di maggioranza relativa. L’operazione si dovrebbe concludere entro l’estate, ma le ripercussioni sulla governance del gruppo assicurativo sono già in atto.
I fronti in campo: Donnet vs Caltagirone
Philippe Donnet, attuale amministratore delegato, e Andrea Sironi, presidente, sono stati ricandidati da Mediobanca, con il sostegno, almeno parziale, dei grandi fondi internazionali. Tuttavia, molti soci, tra cui il gruppo Benetton con il suo 4,8%, non hanno ancora espresso un orientamento chiaro. Possibile anche un’astensione strategica.
In contrapposizione, Francesco Gaetano Caltagirone ha annunciato una lista di minoranza, criticando aspramente la linea di Donnet. In particolare, contesta la joint venture con i francesi di Natixis, considerata un rischio per l’indipendenza della governance: “Meglio partner italiani”, ha dichiarato.
Public company o controllo privato?
“Si decide il futuro della compagnia”, ha detto Donnet, sottolineando come l’assemblea rappresenti una scelta tra due visioni opposte: quella di Generali come public company, aperta al mercato e con una governance diffusa, e quella di un controllo più accentrato in mano a soggetti privati. Una spaccatura che non è solo gestionale, ma anche culturale: al centro ci sono il modello di sviluppo, l’apertura internazionale, e l’autonomia decisionale dell’azienda.
Intesa con i dipendenti: welfare rafforzato
Mentre si accende lo scontro ai vertici, arrivano buone notizie per i 13mila dipendenti del gruppo. È stato appena firmato un nuovo contratto integrativo aziendale, che introduce:
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Fino a 4 giorni a settimana di smart working
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500 euro per ogni neonato
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850 euro di premio annuale
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Aumento dei buoni pasto
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Potenziamento del welfare aziendale
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Maggiore contributo al fondo pensione integrativo
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