Il Veneto si trova al centro di un acceso dibattito sull’industria bellica e sulla possibilitร di riconvertire alcune aziende manifatturiere in difficoltร verso la produzione di materiali per la difesa. Il tema รจ tornato alla ribalta con il caso della Faber di Castelfranco, che ha ripreso la produzione di bossoli e ogive, e con la possibilitร che anche altre imprese, come la Berco, seguano questa strada. Lo riporta il Corriere della Sera.
Zaia: “Anche questa รจ economia”
Il presidente della Regione, Luca Zaia, pur essendo noto per la sua posizione pacifista, non si รจ opposto alla possibilitร di una riconversione industriale: “Se parliamo di business, lโindustria bellica รจ sempre esistita e rappresenta un elemento produttivo. Tutti vorremmo i fiori nei cannoni, ma anche questa รจ economia”.
FdI: “Necessario per l’autosufficienza dellโEuropa”
Piรน decisa la posizione di Raffaele Speranzon (FdI), che ha sottolineato come l’Europa non possa piรน dipendere dagli Stati Uniti per la propria sicurezza: “O diventiamo autosufficienti o saremo in balia di chi ha un esercito piรน forte. Investire nella difesa ci permetterร di essere piรน forti politicamente ed economicamente”.
Il punto di vista delle imprese
Secondo il presidente di Unioncamere, Antonio Santocono, il mercato sta cambiando e l’industria si deve adattare: “L’economia di guerra รจ sempre piรน vicina, e le aziende seguono la domanda. Se i bilanci militari aumentano, รจ normale che ci sia un interesse imprenditoriale”.
Anche il presidente della Camera di Commercio di Treviso, Mario Pozza, riconosce la delicatezza del tema ma invita a valutare le opportunitร : “Le aziende devono fare di necessitร virtรน. Se esistono attrezzature e possibilitร di riconversione, perchรฉ non sfruttarle?”.
Sindacati divisi: Cisl favorevole, Cgil contraria
Per la Cisl, il segretario regionale Massimiliano Paglini ha espresso un approccio pragmatico: “Non possiamo restare indietro. Lโindustria bellica esiste giร in Italia e in Veneto, serve una riflessione strategica per tutelare l’occupazione”.
Di segno opposto la posizione della Cgil, con la segretaria Tiziana Basso, che ha definito il progetto “da brividi”, sottolineando come “il Veneto debba investire in innovazione, non in armi. Pensare di passare dalla produzione di auto ai carri armati non รจ la soluzione”.
Un settore destinato a crescere?
L’aumento degli investimenti europei nella difesa e le richieste di Usa e Ue di incrementare i bilanci militari stanno spingendo sempre piรน aziende a valutare la possibilitร di entrare nel settore. In Veneto il dibattito รจ aperto tra chi vede la riconversione come una necessitร economica e chi la considera un rischio etico e sociale.
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