In Trentino-Alto Adige l’età media di pensionamento è la più bassa d’Italia

Nel 2025 il Trentino-Alto Adige registra l’età media più bassa per la decorrenza delle pensioni in Italia, ma il dato riflette soprattutto carriere contributive lunghe e non regole previdenziali diverse

In Trentino-Alto Adige la pensione arriva mediamente prima che nel resto d’Italia, con un’età media alla decorrenza delle pensioni di vecchiaia e anticipate pari a 62,3 anni per gli uomini e 64 anni per le donne nel 2025. Il dato, diffuso dal Rendiconto sociale 2025 dell’Inps, non indica l’età legale di pensionamento, ma la media effettiva di uscita dal lavoro. A livello nazionale, invece, le soglie sono più alte: 64,1 anni per gli uomini e 65,4 per le donne, con un divario che arriva fino a circa 22 mesi per gli uomini e 17 per le donne.

Nessuna regola speciale sulle pensioni

Il primato regionale non dipende da normative diverse. In tutta Italia, nel 2025 e 2026, la pensione di vecchiaia richiede 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi, mentre la pensione anticipata ordinaria prevede 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, indipendentemente dall’età. Le regole sono quindi identiche in tutte le regioni.

Il peso delle carriere contributive

La differenza nasce dal percorso lavorativo. In Trentino-Alto Adige una parte consistente dei lavoratori raggiunge i requisiti per la pensione anticipata già nei primi anni dei sessanta, grazie a carriere più continue. Questo spiega perché l’età media sia molto più bassa rispetto alla soglia dei 67 anni prevista per la vecchiaia.

Mercato del lavoro più stabile della media italiana

Il dato si inserisce in un contesto occupazionale più solido rispetto alla media nazionale. Nel 2025 la regione registra un tasso di occupazione del 72,9%, contro il 62,2% italiano, e un tasso di disoccupazione del 2% rispetto al 6,2% nazionale. Anche l’inattività è più bassa, mentre tra i giovani la quota di Neet è pari al 6,1%, meno della metà del dato italiano. Questa struttura favorisce carriere contributive più lunghe e continuative.

Differenze tra uomini e donne

Nonostante il primato regionale, le donne vanno in pensione mediamente più tardi degli uomini, con un divario di circa 1,7 anni. Il fenomeno è legato a carriere più frammentate e a una maggiore diffusione del part-time. Nel settore privato, a livello nazionale, lavora a tempo parziale il 44,3% delle donne contro il 15,6% degli uomini.

Il ruolo del part-time e dei salari

In Trentino-Alto Adige il part-time riguarda il 22,1% degli occupati, la quota più alta in Italia. Questa condizione incide sull’accumulo dei contributi. Le differenze salariali amplificano il divario: la retribuzione media giornaliera è di 82,60 euro per le donne contro 111,10 euro per gli uomini, con uno scarto del 25,7%.

Effetti sulle pensioni

Le conseguenze si riflettono sugli assegni. Nel 2025 la pensione media mensile è pari a 1.876 euro, ma gli uomini ricevono in media 2.260 euro contro 1.491 euro delle donne, con una differenza di circa 769 euro. Il divario supera il 34% e cresce nelle pensioni di vecchiaia del settore privato.

Un quadro nazionale in peggioramento

Nel resto d’Italia l’età media di pensionamento è in crescita: tra il 2022 e il 2025 è passata da 63,7 a 64,1 anni per gli uomini e da 64,4 a 65,4 per le donne. Nello stesso periodo sono diminuite le nuove pensioni e si è ridotto il peso delle misure di uscita anticipata, come Opzione donna e Quota 103.

Redazione

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