Soffia il vento dell’italianità della finanza. O no?

E se imprenditori italiani scompaginassero il disegno francese su Generali?

Pare una offensiva preordinata, Italia contro Francia: il primo risultato è stato quello di Telecom, che ha messo alla porta il proprio ingombrante azionista francese di riferimento, Vivendi, per andare in sposa a Poste Italiane.

Potrebbe ora toccare a Generali, che da tempo è nell’orbita della francese Natixis, con la quale ha stilato un “memorandum of understanding non vincolante per la creazione di un colosso europeo dell’asset management”. All’operazione si sono dichiarati contrari sia Caltagirone che Delfin, i quali nonostante il loro peso azionario sono stati messi alla porta.

Manco a dirlo ora in Generali non c’è l’ombra di un italiano nei posti decisionali. La governance del nuovo colosso riflette un equilibrio tra Generali e Natixis. Nicolas Namias, ceo di Bpce, sarà il presidente del Consiglio di amministrazione, mentre Philippe Donnet ricoprirà il ruolo di vicepresidente. Woody Bradford, attuale ceo di Global Investment Holdings (Gih), assumerà il ruolo di ceo della nuova entità. Philippe Setbon, ceo di Natixis Investment Managers, sarà il vice ceo.

Insomma, sfilata all’Italia. Ma non è detta l’ultima parola. Sia Caltagirone che Delfin sembra abbiano messo insieme le proprie energie, cosa che ha fatto allertare Mediobanca e Generali sulla loro possibile entrata con forza nel cda di Generali. Come dire che potrebbe cambiare tutto per la gestione di una “gallina dalle uova d’oro” come Generali. E non è detto che il Governo Italiano, non ci sono prove, non sia d’accordo.

Redazione

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