Fillea Cgil Ascoli Piceno e Fermo: Senesi nuova segretaria

Le priorità nel prossimo quadriennio sono tre: legalità, lavoro e buona qualità dell'occupazione. Ricostruzione post sisma e infrastrutture al centro dell'attenzione

Paola Senesi è la nuova segretaria della Fillea Cgil di Ascoli Piceno e Fermo, riunitasi a Pescara del Tronto. Stiamo parlando di un sindacato che conta quasi mille iscritti a Fermo e ad Ascoli Piceno e che si occupa di tutelare i lavoratori dell’edilizia, del legno e delle cave. I prossimi quattro anni vedranno la Fillea in prima fila nelle battaglie per la legalità, per il lavoro e per la buona qualità dell’occupazione.

Sisma, infrastrutture, impianti fissi: sono tre dei principali argomenti che saranno trattati dall’organizzazione sindacale. Fillea e Cgil hanno deciso di investire nel territorio ascolano e fermano in persone ed energie, costituendo una squadra giovane e motivata, guidata da Senesi. Sarà lei, in prima persona, a occuparsi della delicata questione della ricostruzione post – sisma, partita con il passo sbagliato. “A distanza di tre anni dalle principali scosse, la ricostruzione si è rivelata lenta e sregolata. Nelle province coinvolte, il ‘sistema’ ha dimostrato di non avere anticorpi robusti contro infiltrazioni e abusi e tutto si è svolto in totale assenza di regole, trasparenza e legalità”.

Altro capitolo importante: le grandi opere. “Sono al palo diverse di queste. Ultima in ordine cronologico, i cantieri dell’Anas appaltati alla Carena (azienda ligure), che da agosto sono fermi nel sostanziale disinteresse generale”. E ancora: “Tanto ci sarebbe da dire anche sui 18 milioni di euro del piano per le periferie che, sebbene programmati, non sono stati ancora cantierizzati”. Situazione difficile pure per l’Ospedale di Amandola, il ponte di Rubianello, il completamento della provinciale Mezzina e l’ammodernamento della mare monti. “Sarebbe utile anche ripristinare la ferrovia che collega Amandola con la costa e la relativa elettrificazione”.

Nelle province di Ascoli e di Fermo, durante gli anni della crisi, si è perso quasi il 50% dei posti di lavoro, ossia 3 mila in meno, con oltre 600 aziende che hanno abbassato le saracinesche. Aggiungiamo un dimezzamento delle ore lavorate e delle masse salari delle casse edili (da 60 mila nel 2009 a 30 mila nel 2018). La media delle ore mensili lavorate in edilizia si attesta intorno a 100 nelle province, numero che da solo dice dove sta andando il settore e quali trasformazioni in termini di riemersione di lavoro nero e grigio sta subendo. “Vedremo se, nei prossimi mesi, con il Durc per congruità che Fillea ha fortemente voluto, il sindacato sarà in grado di modificare questi numeri indecenti per una regione civile”.

Alessandro Pignatelli

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