Street food: in Umbria +43,8% in un quinquennio

Coldiretti ha analizzato i dati della Camera di Commercio di Milano: 23 le aziende attive nella ristorazione ambulante

Ristorazione ambulante: in Umbria ci sono 23 aziende, 19 in provincia di Perugia e quattro in provincia di Terni. Dal 2014 al 2019 c’è stato un incremento del 43,8 per cento. Lo fa sapere Coldiretti Umbria dopo aver analizzato i dati diffusi dalla Camera di Commercio di Milano. In regione, nello street food sono impegnate il 18,2 per cento di donne e il 13,6 per cento di giovani. C’è un grande interesse per il cibo di strada, testimoniato dalle 2.915 sedi di impresa, sedi secondarie e unità locali attive in tutta Italia, +48,8 per cento tra il 2014 e il 2019.

Scrive Coldiretti: “All’insegna del Made in Italy e del Km zero sta crescendo anche lo street food contadino, riconosciuto formalmente nella Manovra finanziaria 2018, che ha dato il via libera al cibo di strada fatto dagli agricoltori, che possono così vendere direttamente i loro prodotti, pronti al consumo. Il nostro agroalimentare è il più apprezzato, ma anche il più copiato al mondo e il cibo di strada proposto dalle imprese agricole è una storica opportunità per far conoscere le produzioni locali che arrivano da territori unici”.

E poi ancora: “Il fenomeno del cibo di strada ha radici molto antiche che risalgono al tempo dei Romani, dove gran parte della popolazione era stesso solita gustare i pasti in piedi e velocemente in locali aperti in prossimità della strada. Per questo l’Italia con le sue numerosissime golosità gastronomiche può vantare una tradizione millenaria come dimostrano le diverse specialità locali apprezzate dagli amanti dello street food come gli arancini siciliani, la piadina romagnola, le olive ascolane, i filetti di baccalà romani, gli arrosticini abruzzesi, la polenta fritta veneta, le focacce liguri, il pesce fritto nelle diverse località marittime e gli immancabili panini ripieni con le tipiche farciture locali, che vanno dai formaggi ai salumi, senza dimenticare per l’Umbria anche l’intramontabile porchetta o la torta al testo farcita”.

Dall’indagine Coldiretti/Ixè, emerge che il 69 per cento degli italiani, nell’estate del 2019, ha deciso di mangiare cibi di strada, con una domanda che concilia la praticità con il costo contenuto ed è quindi un’opzione particolarmente gradita dai turisti. Senza dimenticare il traino costituito dalle sagre, dalle feste e dalle iniziative di valorizzazione alimentare nei luoghi di vacanza. Il cibo, proprio quest’anno, è diventata la voce principale del budget delle famiglie che sono in vacanza: circa un terzo della spesa di italiani e stranieri va alla tavola: pasti in ristoranti, pizzerie, trattorie o agriturismi, cibi di strada e specialità enogastronomiche. Un importo stimato, per il 2019, in più di 27 miliardi, il record.

Coldiretti raccomanda: “La crescita del cibo di strada va accompagnata alla difesa del radicamento territoriale per evitare un impoverimento della varietà dell’offerta. A sostenere il percorso di qualificazione dell’offerta alimentare in questo settore ci sono i mercati degli agricoltori che si sono diffusi in molte grandi e piccole città grazie alla Fondazione Campagna Amica, che ha realizzato la più ampia rete di vendita diretta a livello mondiale”.

Alessandro Pignatelli

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