Guarducci sul Todi Festival: “Funziona la tradizione insieme all’innovazione”

Il direttore artistico della kermesse giunta alla 33esima edizione: "Ci interessano apprezzamento pubblico, critica e istituzioni"

Il Todi Festival scalda i motori sulla pista di decollo. La 33esima edizione si preannuncia come al solito ricca, di prime volte e di sorprese. Ne abbiamo parlato con chi, da quattro anni, ha la direzione artistica, ossia Eugenio Guarducci. L’uomo che ha in mano la kermesse.

“Il Todi Festival non gode di grandi risorse, dunque c’è un limite agli investimenti, che non possono creare un kolossal. Ma proprio questo fattore determina la ricerca di maggior creatività, impronta che c’è dal primo Festival. Facciamo sperimentazione, creiamo qualcosa di unico. Noi, da quattro anni a questa parte, abbiamo dunque tutelato un valore da conservare, ma ci abbiamo aggiunto il coraggio per innovare. I risultati raggiunti sono importanti, tanto è vero che i protagonisti del teatro italiano ci tengono a partecipare”.

Particolarmente atteso è il ‘Canto di Ulisse’, una raccolta di testi scritti da Primo Levi tra il 1977e il 1987, nel centesimo anniversario della sua nascita. A interpretarlo è stato scelto Roberto Herlitzka: “Un pilastro del teatro italiano. Siamo orgogliosi di averlo con noi. Tra l’altro, sarà un debutto nazionale. Il Todi Festival è il primo della stagione autunno/inverno, ci sono sempre molti direttori di festival e di teatro che partecipano per cercare di carpire qualcosa della nostra organizzazione e del nostro programma”.

La chiusura sarà invece un concerto di Simone Cristicchi: “Abbiamo scelto lui perché è un artista poliedrico. Eravamo indecisi se chiedergli una piece teatrale (non dimentichiamo che lui è il direttore del Teatro Stabile dell’Aquila) o un concerto. Alla fine abbiamo optato per questa seconda opzione perché è tradizione che la chiusura del Todi Festival sia un concerto. Da 20 anni lui non veniva in Umbria a salutare i suoi fan”. Una chicca, insomma, la sua presenza. L’apertura sarà invece maggiormente innovativa: “Per la prima volta ci sarà la poesia a teatro, qualcosa di originale, forse con il principale attore in questo campo, ossia Simone Savogin, e il suo ‘Via!’. Abbiamo fatto ricadere la nostra scelta su di lui dopo la straordinaria esibizione a Italia’s Got Talent. Sarà uno spettacolo teatrale da vedere”.

Sta facendo molto parlare anche il Manifesto dell’edizione 2019, ideato da Di Stasio e Gandolfo. Si vede una strada diretta a Todi, un uomo con in testa un teatrino e una donna con sei gambe, a voler identificare la differenza che c’è ancora oggi tra il cammino dell’uomo e quello della donna. “Ogni anno il Manifesto viene inventato e realizzato da coppie di artisti che sono anche coppie nella vita. A noi sta molto a cuore l’arte. Ce lo stanno chiedendo in molti, così come tanti vogliono le t-shirt e le magliette con l’opera di Di Stasio e Gandolfo. Penso che questo sia il Manifesto che piace più di tutti quelli precedenti. Ognuno coglie letture diverse nell’immagine. Di sicuro, la donna attira maggiormente l’occhio di chi guarda”.

Chiudiamo con le aspettative dell’edizione 2019: “Prima di tutto la critica, sempre importante. Vedremo come saremo ‘guardati’ quest’anno dai media. Poi l’apprezzamento del pubblico, che è anche la cosa che ci interessa maggiormente. Infine l’atteggiamento e il gradimento da parte delle istituzioni, Comune e Regione, che sono quelle che ci danno i contributi economici. Il loro giudizio è dunque fondamentale”.

Alessandro Pignatelli

Giornalista professionista e scrittore, amante della carta stampata come del mondo digitale. Ho lavorato per agenzie stampa e siti internet, imparando nel mio percorso professionale a essere tempestivo, preciso, ma anche ad approfondire con vere e proprie inchieste. Con i new media e i social, ho inserito nel mio curriculum anche concetti come SEO, keyword, motori di ricerca, posizionamento.