Reddito di cittadinanza: Umbria, domande in calo

Sono state accolte 7.265 domande, di cui il 71 per cento in provincia di Perugia e il 29 per cento in quella di Terni

Tiepida l’Italia sul reddito di cittadinanza. I dati arrivano dall’Inps: alla data del 31 maggio, 674 mila sono state le domande accolte, poco più della metà di quelle presentate, ossia 1.252.000. Quelle respinte sono state 277 mila, 300 mila sono ancora ferme e attendono l’elaborazione. Salta però agli occhi che, più passano i mesi, meno domande per il reddito di cittadinanza vengono presentate. Le previsioni parlano di un ulteriore rallentamento dopo l’entusiasmo iniziale.

Il Governo stima un bilancio finale di un milione di famiglie beneficiare del reddito, numero decisamente inferiore alle attese. Non solo: la misura andrebbe a poco più della metà delle famiglie disagiate secondo i numeri Istat (1,8 milioni in povertà assoluta) e a un terzo di quelle in povertà relativa (circa 3 milioni).

L’Umbria ancora una volta fa storia a sé. Qui, infatti, sono state accolte finora 7.265 domande, di cui il 71 per cento in provincia di Perugia e il 29 per cento in quella di Terni. Se continuerà a questi ritmi, il reddito di cittadinanza alla fine potrebbe andare a migliorare la situazione di poco più di 10 mila famiglie, l’1 per cento dei sussidi distribuiti in Italia. Avremmo un’incidenza non solo inferiore al peso della popolazione umbra su quella italiana (1,46 per cento), ma anche rispetto al numero di famiglie potenzialmente povere (più di 50 mila in Umbria); appena un quinto di queste, insomma, beneficerebbe del provvedimento del governo gialloverde.

L’Agenzia Umbria Ricerche prova a spiegare questa situazione. In Umbria opera tradizionalmente una rete consolidata di sostegno famigliare che, irrobustendo il welfare regionale, attutisce in qualche modo il problema della povertà. Altre due caratteristiche regionali vanno a incidere sullo scarso interesse per il reddito di cittadinanza: l’alta presenza di stranieri e le tante famiglie composte da parecchi membri.

L’Umbria è tra le prime regioni italiani per incidenza di immigrati residenti (11,1 per cento contro l’8,7 per cento nazionale); tra le famiglie residenti in regione e composte da genitori entrambi stranieri, il rischio di povertà assoluta e relativa è dieci volte più alto rispetto alle famiglie di italiani. Però, la possibilità di richiedere la misura è negata a chi è in Italia da meno di dieci anni, il che elimina una buona parte della popolazione che avrebbe bisogno del beneficio economico.

Un altro elemento che cambia le cifre, come detto, è la presenza di famiglie numerose. Quelle con più di cinque componenti pesa per il 5,3 per cento in Umbria contro il 4,4 del Nord. Le famiglie numerose sono anche le più povere, solitamente. Tra quelle con più di quattro persone, la povertà assoluta in Umbria arriva al 22,6 per cento, incidenza più che tripla rispetto alle famiglie unipersonali. Il rischio di povertà relativa è ancora più alto: 47,4 per cento, dieci volte tanto rispetto ai nuclei composti da una persona soltanto. Quindi, famiglie numerose più povere, ma sfavorite nell’accesso al reddito di cittadinanza per il sistema di scale di equivalenza che le penalizza.

Lo aveva sottolineato pure l’Osservatorio sui conti pubblici italiani dell’Università Cattolica: con Isee pari, i single hanno vantaggi rispetto alle famiglie numerose, per le quali al crescere del numero di componenti risulterebbe relativamente più difficile il rispetto del requisito del reddito familiare.

Alessandro Pignatelli

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