Cristoforetti (Consorzio Chiaretto Bardolino): “Selezionati da rivista Usa sui vini come meta ideale”. Esportata il 60% della produzione

Il numero uno del Consorzio veneto: "Dalla vendemmia 2019 due disciplinare distinti per Chiaretto di Bardolino e Bardolino"

Dal 2014 è presidente del Consorzio del Chiaretto e del Bardolino. Franco Cristoforetti ci ha concesso un’intervista in cui fa presente non solo la storicità dei vini tutelati dal Consorzio, ma anche le caratteristiche produttive del territorio, che occupa la riviera veneta del lago di Garda e il suo entroterra.

“I produttori di uve associati al Consorzio sono circa 1.100, le cantine 110, quasi tutte veronesi. La
produzione media è di 200 mila ettolitri di vino per 26–27 milioni di bottiglie all’anno. Il fatturato si aggira sui 100 milioni di euro”. Dice convinto: “Siamo un comparto produttivo veneto che ha una grande storia alle spalle. E siamo gli unici produttori di vino rosato Doc della regione”.

Va forte l’export: “La quota destinata alle esportazioni si aggira sul 60 per cento dei 27 milioni di
bottiglie prodotte ogni anno. Che si dividono in 10 milioni di Chiaretto e 17 milioni di Bardolino”. La doc venne riconosciuta nel 1968, il Consorzio nacque nel 1969. Lo scorso anno sono stati festeggiati i primi 50 anni. “E per l’occasione abbiamo deciso di riscrivere il Disciplinare, anzi, i Disciplinari, che adesso si trovano a Roma per seguire il loro iter. Speriamo di poter fare la vendemmia del 2019 con i nuovi Disciplinari”.

Spiega Cristoforetti: “Abbiamo separato il Chiaretto dal Bardolino, che a sua volta è stato suddiviso
in tre sottozone: quella più a nord è chiamata Montebaldo, poi c’è La Rocca più direttamente sul lago e, più a sud, la zona di Sommacampagna”. Fino alla vendemmia 2018, per essere più chiari, dalla stessa vigna si potevano produrre sia il Bardolino che il Chiaretto, che avevano un unico Disciplinare, mentre con i nuovi Disciplinari i vigneti saranno destinati all’uno e all’altro vino: il rosé si chiamerà Chiaretto di Bardolino, mentre il vino rosso continuerà a chiamarsi Bardolino.

La vendemmia passata è stata “generosa sia per la quantità sia per la qualità. Abbiamo registrato una produzione del 6-7% più alta della media degli ultimi anni. Abbiamo avuto uve mature e molto belle”. Torna a raccontarci della divisione tra rosé e rosso, Cristoforetti: “La sperimentazione del nuovo Chiaretto è incominciata nel 2014. L’ho chiamata ‘Rosè Revolution’ perché è anche mutato il mondo in cui si fa il Chiaretto. Prima si usava la tecnica del salasso, ora si usa la pressatura soffice delle uve, garantendo di esaltare il colore chiaro e i profumi di agrumi della Corvina Veronese, la nostra uva principale. Per il rosso abbiamo valorizzato le caratteristiche delle singole zone”.

Un’altra bella novità riguarda l’enogastronomia turistica: “Wine Enthusiast, una rivista americana
specializzata, ha indicato le dieci destinazioni da visitare nel 2019. Per l’Italia, è stata inserita solo la sponda est del lago di Garda, la nostra, proprio per Chiaretto e Bardolino. Il Garda veneto, già solo di turisti classici, ogni anno porta a casa numeri altissimi, 13 milioni di presenze. Dopo la segnalazione della rivista statunitense, sicuramente ci sarà un aumento dei cultori del vino che verranno a scoprire il nostro territorio, e questo è fondamentale pure per lo sviluppo dell’entroterra del lago, che ha tra l’altro una fitta rete di agriturismi”.

Alessandro Pignatelli

Giornalista professionista e scrittore, amante della carta stampata come del mondo digitale. Ho lavorato per agenzie stampa e siti internet, imparando nel mio percorso professionale a essere tempestivo, preciso, ma anche ad approfondire con vere e proprie inchieste. Con i new media e i social, ho inserito nel mio curriculum anche concetti come SEO, keyword, motori di ricerca, posizionamento.