Biodiversità in Umbria: nuovi modi di tracciare lenticchia Castelluccio e Capra Facciuta Valnerina

Per le zone colpite dal terremoto un importante contributo genetico: individuati metodi molecolari per tracciare due prodotti tipici

Un progetto cofinanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia è in grado di offrire un contributo per valorizzare la biodiversità dell’Umbria colpita dal terremoto tutelando produttori e consumatori.

Al Dipartimento di Scienze Agrarie Alimentari e Ambientali dell’Università di Perugia è stato portato a termine il progetto “Tracciabilità genetica di prodotti tipici umbri: lenticchia di Castelluccio e capra Facciuta della Valnerina”. Lo scopo è stato quello di individuare metodi molecolari per la tracciabilità di due prodotti tipici di zone dell’Umbria duramente provate dal terremoto: la lenticchia di Castelluccio di Norcia e la capra Facciuta della Valnerina.

La lenticchia di Castelluccio ha ottenuto l’Indicazione Geografica Protetta (IGP) già nel 1997 e la capra Facciuta della Valnerina è studiata da alcuni anni ed è stata recentemente iscritta al registro regionale per la tutela del patrimonio genetico di interesse agrario a rischio di erosione genetica.

“Abbiamo confrontato la lenticchia di Castelluccio risalente al 1994, poco prima della concessione dell’IGP, con campioni acquistati a Castelluccio e nei supermercati nel 2016, a confronto con lenticchie di altra provenienza (Canada e Turchia). Per la capra Facciuta della Valnerina abbiamo analizzato il DNA di 24 animali provenienti da nove aziende della zona, confrontandolo con quello di due razze cosmopolite (Camosciata delle Alpi e Saanen) – spiega il professor Daniele Rosellini, responsabile scientifico del progetto i cui risultati sono stati presentati al LVII convegno della Società Italiana di Genetica Agraria, svoltosi di recente – Le analisi hanno dimostrato chiaramente che sia l’autentica lenticchia di Castelluccio che la capra Facciuta della Valnerina hanno una fisionomia genetica ben distinta. E’ quindi facile, sulla base dei risultati ottenuti, mettere a punto un sistema di tracciabilità genetica che richiede una semplice estrazione di DNA da semi secchi macinati o dai peli degli animali, e reazioni di laboratorio di costo contenuto”.

Alessandro Pignatelli

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