Piemonte: semaforo verde all’applicazione della Blue Economy

Al convegno sulla blue economy focalizzazione sugli effetti positivi del modello di business

blue economy

“Applicare la Blue economy in tutti i settori possibili contribuirà a creare moltissimi effetti positivi, che esulano dalla singola attività: alleanze tra Comuni, coinvolgimento di più soggetti territoriali, tutte le azioni che hanno lo scopo di educare alla cultura ambientale. È l’unica vera strada da percorrere con determinazione e competenza, per costruire un futuro per noi e per i nostri giovani”. Con queste parole Daniela Ruffino, vicepresidente del Consiglio regionale e presidente delegata della Consulta regionale europea, ha aperto il convegno “La Blue economy incontra l’elicicoltura 2.0 – L’allevamento delle chiocciole da gastronomia: offerta alimentare in una prospettiva sostenibile”, a cura dell’ Associazione nazionale elicicoltori e in collaborazione con la Consulta regionale europea.

La Blue economy rappresenta un modello di business a livello globale, dedicato alla creazione di un ecosistema sostenibile grazie alla trasformazione di sostanze precedentemente sprecate in merce redditizia.

L’obiettivo dell’economia blu non è di investire di più nella tutela dell’ambiente ma, grazie alle innovazioni in tutti i settori dell’economia che utilizzano sostanze già presenti in natura, di effettuare minori investimenti, creare più posti di lavoro e conseguire un ricavo maggiore.

Il Piemonte, per sue peculiari caratteristiche territoriali, è una realtà ricca di biodiversità ed è l’ambiente ideale per sperimentare questo approccio in numerosi settori, tra cui quello dell’elicicoltura: una tradizione antichissima (i primi dati storici di allevamento di chiocciole risalgono a oltre seimila anni fa) che necessita, però, delle migliori tecnologie per essere, oggi, efficiente. Non è un caso che proprio a Cherasco è stato creato un metodo – conosciuto come il “Disciplinare chiocciola metodo Cherasco” – che, partendo dall’allevamento delle chiocciole nutrite esclusivamente con vegetali freschi e senza ricorso ai mangimi, consente la costruzione di una vera e propria filiera.

In Italia gli elicicoltori professionali sono circa 700, per una superficie di circa 2.500 ettari, per il 70% concentrata nelle regioni del Nord.

Simone Sampò, presidente dell’Associazione nazionale elicicoltori e direttore dell’Istituto internazionale di elicicoltura di Cherasco ha evidenziato come l’Istituto stesso offra “la possibilità di vedere e comprendere le operazioni di allevamento delle chiocciole da gastronomia fino alla trasformazione del prodotto, dall’utilizzo della bava di lumaca in cosmesi, medicina e veterinaria fino alla didattica per i bambini e alla formazione per gli adulti, affidate all’Accademia”.

Ruffino ha poi sottolineato come oggi sia importantissimo che tutte le realtà produttive prendano in considerazione l’opportunità di abbandonare le pratiche aziendali e produttive consuete, per abbracciare la filosofia di quelle sistemiche. “Ce lo chiede anzitutto l’ambiente, ma non solo. Sapersi inserire sapientemente nel ciclo naturale, e quindi portare la produzione di rifiuti a zero, è il primo, grande obiettivo della blue economy”.

Nel corso del dibattito sono stati approfonditi i principali temi della Blue economy, con particolare riferimento ai concetti di sostenibilità ambientale, innovazione e tecnologia, evidenziando soprattutto l’importanza della collaborazione tra Comuni in Italia, per valorizzare il territorio e ottimizzare le risorse.

Redazione

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