Lenticchia IGP di Castelluccio di Norcia: Coldiretti e Regione hanno vinto

L'apertura della strada permette la semina, a giugno l'anno scorso erano stati 250 mila i turisti venuti a vedere la fioritura

Si va, dunque, a Castelluccio di Norcia. Gli agricoltori umbri, dopo le proteste dei giorni scorsi per la lunga odissea che avrebbero dovuto fare con i trattori per arrivare nella piana a causa di una strada ancora chiusa a sette mesi dal terremoto, potranno iniziare la semina della lenticchia doc, che si fa proprio a marzo.

La semina della lenticchia dà alla piana di Castelluccio di Norcia il tipico colore viola che tanto attrae i turisti. Coldiretti sottolinea che l’anno scorso furono ben 250 mila i visitatori saliti sull’altipiano per ammirare lo spettacolo della fioritura, che quest’anno festeggerà i 20 anni dal riconoscimento comunitario, come da Gazzetta Ufficiale del 12 giugno del 1997. Gli agricoltori, appoggiati da Coldiretti Umbria (nelle persone del direttore Diego Furia e del presidente Albano Agabiti), avevano anche lanciato un hashtag #soslenticchia per sensibilizzare sul problema. Anche la Regione, con l’assessore all’Agricoltura Fernanda Cecchini, si è schierata al fianco dei lavoratori.

Sui trattori, nella grande manifestazione di qualche giorno fa a Norcia, si leggevano scritte come: ‘Senza lenticchia, Castelluccio muore’ e ‘Senza strada non si semina’. Gli sforzi sono stati poi esauditi dalla decisione di Anas di aprire temporaneamente, per il passaggio dei mezzi agricoli, la galleria che accorcia i tempi di diverse decine di minuti.

Coldiretti così parla della lenticchia di Castelluccio: “E’ un classico prodotto dell’agricoltura di montagna, coltivato in maniera del tutto naturale, a quota 1.400 metri, secondo le prescrizioni del disciplinare di produzione approvato dall’Unione Europea. La lenticchia viene seminata su una superficie di 525 ettari per una produzione che, a seconda delle stagioni, si aggira intorno ai 3.700 quintali di prodotto. La lenticchia di Castelluccio di Norcia IGP è confezionata in sacchetti di juta o plastica e in contenitori di cartone, dal peso di 250 grammi, mezzo chilo e un chilo che riportano, in tutti e tre i casi, il marchio comunitario IGP (Indicazione geografica protetta)”.

Alessandro Pignatelli

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