La crisi dell’auto, con la transizione dall’endotermico all’elettrico che stenta a decollare, ha portato ad un boom del ricorso alla cassa integrazione nelle aziende del comparto. Il piรน evidente nel manifatturiero.
Nel primo semestre di questโanno – rileva l’Ufficio studi della Cgia – il monte ore di cig nel settore ha toccato i 22milioni (+85,8 per cento rispetto al I semestre 2024). Seguono le imprese metallurgiche (lavorazione ferro, alluminio, rame, etc.) che hanno chiesto poco piรน di 20 milioni di ore (+56,7 per cento), la fabbricazione macchine e apparecchi meccanici con quasi 11,3 milioni di ore (+12,5 per cento) e le calzature con 11,1 milioni (+144,3 per cento). La Cigs riconducibile a questi
quattro settori incide per oltre il 55 per cento del totale autorizzato a tutto il comparto manifatturiero nazionale.
Eloquente la situazione di Termoli, che ospita uno dei piรน importanti stabilimenti Stellantis nel Sud. La provincia di Campobasso รจ la maglia nera d’Italia per ore di cassa integrazione guadagni, con l’incremento cheย nel primo semestre di questโanno cheย รจ stato del +1.255 per cento. Evidentemente le difficoltร del settore auto e del suo indotto hanno contribuito in maniera determinante a questo risultato.
A livello provinciale – sempre secondo l’analisi della Cgia – seguono Cuneo con +347 per cento, Asti con il +289 e Potenza con +280. In controtendenza, invece,
Oristano con un decremento delle ore richieste del 74 per cento, Nuoro del -75,6 e Crotone del -87,8 (vedi Tab. 3).
Tra le quattro ripartizioni geografiche, la piรน coinvolta dallโaumento della Cig รจ il Nordovest (in particolare il Piemonte) dove la crisi dellโautomotive ha spinto
allโinsรน le ore autorizzate del 33,3 per cento
Seguici su
Aggiungi corrieredelleconomia.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.