Come, quando e perché utilizzare la sedazione con protossido d’azoto

Il dottor Alessandro Cianfanelli dello Studio Odontoiatrico “Bolognini Cianfanelli Muzzi” di Roma illustra tutti i benefici di una tecnica di sedazione molto efficace nei bambini.

Alessandro Cianfanelli

Due tecniche diverse, entrambe efficaci a seconda del paziente e del tipo di intervento da effettuare. Entrambe valide per sedersi comodamente sulla poltrona del dentista senza temere dolori, per vincere lo stress o arginare attacchi di panico. La prima, la sedazione con protossido d’azoto, viene eseguita in studio senza la presenza di un anestesista. Grazie ad un apparecchio che eroga una miscela di azoto ed ossigeno, il paziente continua a respirare semplicemente attraverso l’uso di una mascherina appoggiata sul naso. Vivendo uno stato di relax anche se sempre sveglio e collaborante con il proprio dentista. “E’ una tecnica conosciuta ed utilizzata da decenni e che in Italia si sta rapidamente diffondendo – spiega Alessandro Cianfanelli dello Studio Odontoiatrico Associato “Bolognini Cianfanelli Muzzi” di Roma – Consiste in una miscela di Ossigeno e di Azoto che porta ad un completo rilassamento ed una piacevole sensazione di relax”. Da un lato si osserva una riduzione della sensibilità e del dolore, dall’altro una condizione di rilassamento durante tutta la seduta dal dentista che può operare in assoluta attenzione e senza distrazioni.

“L’effetto – aggiunge – è quasi immediato: il paziente percepisce una piacevole sensazione di leggerezza e di completo benessere, pur rimanendo perfettamente cosciente. Le paure e le tensioni diminuiscono gradualmente, il tempo passa più rapidamente e si hanno piacevoli pensieri”. Una tecnica che, precisa il dottor Cianfanelli, è estremamente sicura, visto che è in assenza di prodotti chimici diversi da quelli che respiriamo quotidianamente. Utilizzata non a caso nel 90% dei bambini, per far sì che non abbiano paura del dentista, e che tuttavia è da escludere quando il paziente non collabora, perché affetto da sindromi che non gli consentono la collaborazione oppure è fortemente ansioso. “In questi casi ricorriamo alla sedazione completa, avvalendoci del supporto di un anestesista in studio che monitora i parametri vitali” precisa Cianfanelli e conclude “con la sedazione completa il paziente si addormenta ma resta in respirazione autonoma, non ha quindi bisogno di essere intubato e ritorna ad essere cosciente ad intervento finito”.

 

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