La figura chiave nelle aziende? Il commerciale

Una professione in continuo cambiamento

Nel mercato del lavoro è tra i professionisti più ambiti, ma spesso le PMI devono accontentarsi di far ricoprire quel ruolo a dipendenti che svolgono altre mansioni. Diversa la situazione nelle grandi aziende, dove il reparto commerciale e vendite è tra i più agguerriti.

La determinazione di raggiungere precisi obiettivi e l’ambizione personale sono qualità imprescindibili per un professionista che desidera svolgere il ruolo di commerciale. Eppure questa professione, nonostante le retribuzioni medio-alte che garantisce, a fronte di un successo nella propria attività, non è ancora attraente verso gli studenti delle università italiane.

Se per fare il venditore bastano spesso capacità comunicative ed esperienza sul campo, la figura del commerciale si costruisce anche tra i banchi delle università, visti i cambiamenti avvenuti negli ultimi anni.

Eppure nel 2016 non la pensano così molti studenti. Una ricerca SDA Bocconi, condotta su un campione di 350 studenti, è giunta a questi risultati: il 55% circa degli studenti ha dichiarato che per fare il venditore non serve un titolo di studio, mentre il 25% è convinto che sia sufficiente avere un diploma di scuola superiore.

Il problema, spiegano gli ideatori della ricerca, è che “la percezione è condizionata da alcuni stereotipi e mette in evidenza una visione del mestiere commerciale antiquata e parziale”. Insomma, da noi si pensa immediatamente al porta a porta o alle vendite negli stand dei centri commerciali, mentre le occasioni di lavoro riguardano anche profili più alti, con una loro precisa specializzazione.

E in un mondo che fa della competizione globale una delle sue sfide quotidiane, saper fare bene il commerciale vuol dire svolgere una funzione che sarà sempre più necessaria e appetibile dalle aziende.

Redazione