La trasformazione digitale delle aziende italiane accelera, ma trovare lavoratori con le competenze necessarie diventa sempre più complicato. Nel 2025 le imprese hanno ricercato 621.180 lavoratori con competenze digitali avanzate, incontrando difficoltà di reperimento per 315.560 figure. Si tratta del 50,8% del totale.
Tra i territori nei quali il problema assume maggiore rilevanza figurano Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia. Nel primo caso la quota di professionalità difficili da trovare raggiunge il 60,9%, il valore più elevato tra le regioni italiane. Il Friuli-Venezia Giulia si attesta invece al 58,3%, risultando a sua volta nettamente al di sopra della media nazionale.
Il dato diventa ancora più significativo osservando la situazione provinciale. Trento raggiunge infatti il 64,2% di profili difficili da reperire, percentuale che rappresenta il picco registrato tra le province italiane.
Crescono gli investimenti nelle nuove tecnologie
La carenza di personale specializzato si accompagna a una diffusione sempre maggiore delle tecnologie digitali all’interno del sistema produttivo. Il 71,8% delle imprese ha investito in almeno una soluzione tra intelligenza artificiale, cloud, Internet of Things, big data, realtà virtuale e blockchain.
L’aumento degli investimenti rende quindi sempre più importante la disponibilità di lavoratori in possesso delle competenze necessarie per accompagnare l’innovazione delle aziende. Proprio su questo terreno emerge la distanza tra le esigenze del sistema produttivo e la possibilità di reperire sul mercato le professionalità richieste.
Se Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia emergono soprattutto per l’incidenza percentuale delle figure introvabili, la situazione cambia considerando i valori assoluti. La Lombardia è prima in Italia, con 60.960 profili difficili da reperire sui 121.440 ricercati. Seguono Campania, Lazio, Veneto ed Emilia-Romagna. Milano guida invece la graduatoria provinciale in termini numerici.
Confartigianato: formazione decisiva per le imprese
Secondo Confartigianato, la difficoltà nel reperire competenze adeguate rischia di limitare le opportunità offerte dalle nuove tecnologie. La carenza di professionalità digitali potrebbe infatti frenare i benefici dell’intelligenza artificiale in termini di produttività e competitività.
Il presidente di Confartigianato, Marco Granelli, sottolinea per questo la necessità di potenziare la formazione e di rendere più stretto il rapporto tra il sistema educativo e quello produttivo.
L’indicazione è quella di rafforzare il collegamento tra scuola, università e imprese, intervenendo sulla preparazione delle figure richieste da un mercato del lavoro sempre più condizionato dalla digitalizzazione.
Un altro elemento riguarda le aziende di dimensioni più contenute. Per Confartigianato è necessario assicurare anche alle micro e piccole imprese l’accesso alle professionalità digitali, evitando che la difficoltà nel trovare personale specializzato possa limitarne la capacità di utilizzare le nuove tecnologie.
I numeri del 2025 evidenziano così un divario rilevante: mentre quasi tre imprese su quattro investono in almeno una delle principali tecnologie digitali, oltre un lavoratore qualificato su due tra quelli ricercati risulta difficile da trovare. Un problema particolarmente evidente in Trentino-Alto Adige, con il 60,9%, e in Friuli-Venezia Giulia, dove la quota raggiunge il 58,3%.
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