Costa degli Olivi, olio DOP Sardegna e biologico: come cambia il prodotto tra qualità certificata, sostenibilità e innovazione

Dalla doppia certificazione alla ricerca organolettica fino agli oli aromatizzati, la produzione evolve verso standard più elevati e una maggiore attenzione al consumatore finale.

Nel settore dell’olio extravergine di oliva, il prodotto rappresenta il punto di sintesi tra territorio, tecniche agronomiche e scelte industriali e in Sardegna questo equilibrio si esprime attraverso produzioni che puntano su certificazione, sostenibilità e identità sensoriale. È in questa direzione che si colloca la proposta della Cooperativa Costa degli Olivi di Orosei, focalizzata su oli DOP e biologici, con una gamma che integra anche lavorazioni aromatizzate.

Luca Carrone spiega che: «La DOP Sardegna implica la presenza di un ente terzo che verifica il rispetto del disciplinare e assicura che il prodotto risponda a caratteristiche precise, a tutela sia dell’origine sia del consumatore», spiega Luca Carrone, Presidente della cooperativa, evidenziando come la la Denominazione di Origine Protetta costituisca una garanzia strutturale. A questo livello di certificazione, la cooperativa ha scelto di affiancare un ulteriore standard produttivo, convertendo i terreni al biologico.

Doppia certificazione: DOP e biologico

La combinazione tra DOP Sardegna e agricoltura biologica rappresenta uno degli elementi distintivi della produzione. «Abbiamo inserito tutti i terreni nel sistema biologico, affiancando alla garanzia dell’origine anche quella legata alla gestione colturale», precisa Carrone. Questo ha significato l’eliminazione di prodotti chimici di sintesi e l’adozione di pratiche che rispettano l’equilibrio dell’oliveto, utilizzando strumenti come i corroboranti per la protezione naturale delle piante.

“Il risultato — prosegue il Presidente di Costa degli Olivi — è un prodotto che unisce tracciabilità e sostenibilità, rispondendo a una domanda crescente di trasparenza lungo tutta la filiera”.

Profilo organolettico e identità del prodotto

La qualità dell’olio si misura anche attraverso le sue caratteristiche sensoriali, strettamente legate alle cultivar utilizzate, in particolare la Bosana. Giuseppina Lai, rappresentante della cooperativa, descrive un profilo preciso: «L’obiettivo è ottenere un olio sano, riconoscibile e coerente con le caratteristiche dell’extravergine. I nostri prodotti presentano note di carciofo, erba fresca e oliva, con un equilibrio tra amaro e piccante che li rende versatili».

L’equilibrio organolettico non è un elemento accessorio, bensì una scelta produttiva orientata all’utilizzo in cucina: l’olio deve accompagnare il piatto senza sovrastarlo, mantenendo una funzione valorizzante.

Tecnologia e controllo del processo

Un ulteriore fattore determinante riguarda la fase di estrazione, oggi sempre più influenzata da innovazioni tecnologiche. «Le attrezzature moderne permettono di controllare la temperatura durante il processo, un aspetto fondamentale soprattutto in un contesto segnato dai cambiamenti climatici», osserva Carrone.

Tra le tecnologie adottate figura l’utilizzo degli ultrasuoni durante la lavorazione, che consente di migliorare l’efficienza energetica e, allo stesso tempo, la qualità del prodotto finale. La possibilità di ottenere risultati migliori a parità di tempo rappresenta un vantaggio competitivo rilevante nella gestione del frantoio.

Diversificazione: dagli olii DOP agli aromatizzati

Accanto alla produzione tradizionale, la cooperativa ha sviluppato una linea di olii aromatizzati, ottenuti direttamente in fase di lavorazione attraverso la macinazione congiunta di olive e ingredienti naturali. «Realizziamo oli con basilico, aglio, peperoncino e agrumi come limone e pompia, che semplificano l’utilizzo in cucina e aggiungono un profilo aromatico definito», spiega Lai.

Questa diversificazione risponde a esigenze pratiche del consumatore, offrendo prodotti pronti all’uso senza rinunciare alla qualità della base produttiva.

Filiera trasparente e mercato

La trasparenza rappresenta un ulteriore elemento qualificante. «Una filiera trasparente è una filiera che può essere verificata in ogni passaggio», afferma Carrone, sottolineando come il controllo non sia percepito come un vincolo ma come parte integrante del processo produttivo.

Gli olii della cooperativa trovano così collocazione sia nel consumo domestico sia nella ristorazione, dove la richiesta di ingredienti certificati e affidabili è in crescita. In questo contesto, il prodotto non è solo espressione di una tradizione, ma il risultato di un sistema che integra qualità, innovazione e coerenza produttiva.

L’esperienza della Cooperativa Costa degli Olivi evidenzia come, anche nel comparto agroalimentare, il valore del prodotto finale sia sempre più legato alla capacità di costruire una filiera controllata, sostenibile e riconoscibile. Un percorso che, partendo dall’oliveto, arriva fino alla tavola mantenendo un’identità chiara e verificabile.

Visita il sito https://www.costadegliolivi.com/

Redazione

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