Svelt, di nome e di fatto: sempre pronti a inventarne una nuova

Con l’invenzione ed il brevetto del primo trabattello telescopico italiano nel 1964, il modello «Italia» l’azienda di Bagnatica, in provincia di Bergamo, ha fatto dell’innovazione di prodotto e della gamma il punto di forza della sua crescita imprenditoriale. Crescita che poggia su una produzione annuale di 80mila scale professionali e 100mila metri di trabattelli, i cosiddetti ponteggi mobili, a uso professionale e domestico e sulla realizzazione di strutture speciali per il lavoro in quota.

Impalcatura tubolare di servizio ad innesto su ruote: in una parola trabattello, con tanto di definizione ex novo del termine e inserimento grazie a SVELT nei più importanti vocabolari italiani. Chiamarla solo un’innovazione di prodotto non rende giustizia alla storia del modello «Italia», il primo trabattello telescopico brevettato nel 1964 da Svelt Spa, azienda di Bagnatica, in provincia di Bergamo, che da oltre 50 anni produce una grande varietà di scale, sgabelli e trabattelli in acciaio, alluminio e vetroresina, oltre a carrelli manuali, piattaforme aeree, sollevatori di materiali, rampe da carico, soppalchi, parapetti, passerelle e strutture speciali su misura. Archimede dell’invenzione fu l’ingegner Antonio Agosta, ancora oggi al timone di un’azienda diventata un punto di riferimento internazionale nel campo dei trabattelli e delle scale come confermano i numeri: una produzione di 80mila scale e 100mila metri di trabattelli all’anno, oltre 250 prodotti a catalogo, 150 dipendenti operativi tra la sede bergamasca e le 4 filiali all’estero e una quota export che raggiunge il 40% del fatturato aziendale. «Il primo trabattello che ho brevettato – racconta l’ingegner Agosta – era talmente rapido nell’utilizzo e nel montaggio, che decisi di chiamare la nostra azienda Svelt».

«Oggi la nostra produzione comprende una gamma completa adeguata per i settori edile, ferramenta, colorifici, grande distribuzione organizzata e i nostri clienti possono usufruire di centinaia di prodotti dedicati all’elevazione con caratteristiche professionali, hobbistiche e domestiche – spiega l’architetto Davide Agosta, responsabile commerciale di Svelt Spa -. Siamo nati per soddisfare le esigenze del mercato professionale e a fianco dei primi trabattelli in acciaio, più resistenti e utilizzati per i lavori pesanti in edilizia, nel 2000 abbiamo introdotto l’alluminio per prodotti più semplici da montare, più leggeri e ideali per interventi più rapidi. A fine anni Ottanta abbiamo cominciato anche a creare soluzioni per il mondo domestico con scale e trabattelli più piccoli e leggeri che poi abbiamo sviluppato con l’arrivo della Gdo del settore fai da te».

L’innovazione e il comfort dei prodotti abbinata alla loro longevità sono i binari su cui corrono lo sviluppo e la ricerca di soluzioni per ogni esigenza firmate Svelt: «I nostri prodotti hanno vita lunga, alcuni sono modelli che realizziamo da oltre 40 anni e capita che i clienti ci chiedano ancora ricambi di trabattelli che abbiamo venduto negli anni ’80. Il cliente sa che da noi può trovare tutto quello che gli serve per lavorare in quota – prosegue Agosta -. L’evoluzione del mercato e la continua richiesta di strutture su misura ci ha dato un nuovo impulso a sviluppare qualche anno fa il reparto “Soluzioni Speciali” dove utilizziamo materiali di altissima qualità, con un controllo minuzioso dei particolari e della sicurezza, un sistema di produzione e saldatura moderno e certificato ed uno staff di progettisti e ingegneri contribuiscono a soddisfare qualsiasi esigenza di accesso in quota. Rispetto al resto della produzione, quella per le strutture speciali è infatti una lavorazione “su misura, quasi sartoriale per ogni cliente, con un know how specifico anche per un singolo pezzo».

L’obiettivo principale della produzione è sempre la ricerca della massima qualità, unita al rigoroso rispetto della sicurezza per il consumatore finale. «I macchinari del reparto produttivo vengono progettati e realizzati anche internamente grazie all’esperienza che ci contraddistingue e supporta nelle nostre scelte, nel salire ogni nuovo “gradino” della scala del processo tecnologico – spiega Agosta -. Tutto ciò per garantire la massima efficienza durante l’iter produttivo, che inizia con l’approvvigionamento del materiale certificato di prima scelta fornito da ditte selezionate, e si conclude con il periodico controllo qualità sul prodotto finito. Robot e macchine automatiche ad alta tecnologia garantiscono la massima precisione nelle fasi più delicate della lavorazione e riducono i tempi di produzione al minimo, consentendo di evadere gli ordini più impegnativi e urgenti con celerità e attenzione». Un controllo meticoloso anche per soddisfare i requisiti di sicurezza che sono la base della filosofia aziendale: «Tutti i prodotti sono verificati e certificati secondo le vigenti norme per la prevenzione degli infortuni – prosegue Agosta -. Marchi e certificazioni di qualità sono inoltre una moderna esplicitazione del controllo progettuale e qualitativo che da sempre viene effettuato».

Dal primo modello Italia alle soluzioni più attuali, il marchio Svelt ha quindi fatto scuola nel settore e oggi i trabattelli professionali dell’azienda bergamasca sono diventati il modello di riferimento in tutta Europa, dalla Spagna alla Russia, e fino al Medio Oriente. Il merito è proprio del fondatore Antonio e della sua lungimirante intuizione di 50 anni fa: «A quei tempi gli unici trabattelli sul mercato erano quelli francesi che avevano una struttura pesante e non assicuravano rapidità di montaggio e facilità d’utilizzo negli spazi al chiuso – sottolinea il deux ex machina di Svelt Spa -. Il modello Italia è stato di fatto il primo trabattello telescopico professionale leggero che si poteva trovare sul mercato italiano con una serie di innovazioni uniche: era sfilabile per arrivare fino a 4 metri di altezza, era richiudibile per passare nelle porte, poteva essere utilizzato zoppo su scalinate e, soprattutto, si montava e smontava in pochissimo tempo. Era un prodotto svelto, proprio come noi».

 

 

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Redazione

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