Fonderia Marini, dove la ghisa non conosce segreti

Dal 1920 l’azienda di Palazzolo sull’Oglio, in provincia di Brescia, è specializzata nella produzione di getti in ghisa lamellare e sferoidale. Esperienza, passione, know-how tecnico altamente specializzato e flessibilità produttiva hanno portato l’azienda guidata dalla famiglia Marini a essere competitiva in tutta Italia ma anche all’estero.

«Nelle nostre vene ormai scorre anche ghisa»: lo dice sorridendo Lino Marini, presidente della Fonderia Marini, azienda di Palazzolo sull’Oglio, in provincia di Brescia, specializzata nella produzione di getti in ghisa dal 1920 e operativa su tutto il territorio nazionale ma con quote di export che raggiungono il 30% in paesi come Spagna, Germania e Svizzera. Un’azienda a conduzione familiare giunta alla quarta generazione, con una storia di quasi un secolo alle spalle e che ha fatto della flessibilità produttiva il suo punto di forza.

Essere un’azienda di famiglia non significa infatti scarsa apertura al mondo: i processi di internazionalizzazione e i continui investimenti in innovazione rappresentano i driver di sviluppo per la Fonderia Marini: «Produciamo fusioni in ghisa lamellare e sferoidale di piccole e grandi dimensioni, con pezzi da 20 a 12 mila kg, per una produzione totale di circa 6mila tonnellate all’anno – spiega il presidente, operativo in azienda insieme alle sorelle Stefania, Cecilia , Laura e ai nipoti Mauro e Francesco -.  Si tratta di prodotti sempre più complessi che sono frutto di un mix di lavorazione artigianale e tecnologia legata alle nuove tecniche e metodologie di fusione di formatura. Grazie alla collaborazione decennale con diversi partner internazionali, siamo inoltre in grado di fornire anche piccoli getti in media e grande serie, da 0,1 a 20 kg».

Dalle produzioni su larga scala di fusioni in ghisa destinate a diversi settori industriali, dal siderurgico all’edile fino all’eolico, passando per compressori, macchine utensili, lavorazione del marmo e movimentazione terra, a soluzioni personalizzate con prodotti «tailor made», cioè tagliati su misura per commesse uniche, l’azienda bresciana ha così arginato crisi e competitors diversificando la produzione. «A differenza di quello che si può pensare la ghisa non è una materia semplice da trattare – conferma Marini -. Si comincia dalla costruzione di modelli in legno, polistirolo e resina attraverso uno studio in 3D, mentre il processo di colata può avvenire grazie al materiale spillato dal forno rotativo a gas e ossigeno o dal forno elettrico che abbiamo introdotto in azienda nel 2008. Un investimento significativo che ci ha aperto nuove orizzonti grazie alla possibilità di combinare getti di peso diverso per fondere fino a circa 130 quintali di ghisa liquida, con la possibilità di successiva lavorazione meccanica sulle fusioni prodotte».

A margine del ciclo produttivo, l’azienda tiene sotto controllo tutta la filiera della ghisa: «L’obiettivo è garantire la massima qualità del prodotto – spiega Marini -. Il laboratorio è interno all’azienda e in poco tempo ci consente di eseguire analisi della materia prima, analisi di colata, controlli micrografici, prove distruttive e non. Questo ci consente di avere il controllo della materia durante il processo fusorio e di certificare i prodotti conformi alle esigenze del cliente che da noi può contare su un’esperienza pluridecennale che si traduce in una consulenza specifica sul tipo di prodotto che si vuole realizzare».

L’attività di analisi ha consentito alla Fonderia Marini di specializzarsi anche nella lavorazione di ghise speciali sferoidali, superiori a parità di durezza all’acciaio e alla ghisa comune. «La colabilità di questa ghisa è superiore a quella della ghisa malleabile e dell’acciaio e permette di colare getti molto complicati – conferma Marini -.  La resistenza alla corrosione atmosferica è pari a 5 volte quella dell’acciaio al carbonio così come la resistenza all’ossidazione è notevolmente migliore rispetto alla ghisa a grafite lamellare».

Infine, uno dei binari sui corre lo sviluppo dell’azienda è la vocazione internazionale: «Nel 2014 – conclude Marini – abbiamo partecipato alla fiera Midest di Parigi, il salone di riferimento per la subfornitura industriale dove per la prima volta abbiamo proposto il nome della nostra azienda e i nostri prodotti a livello mondiale».

 

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Redazione

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