Tasse: per le imprese italiane una stangata

La situazione è migliorata solo leggermente

L’Italia si sa è il paese europeo con la pressione fiscale più alta. Per i lavoratori, i cittadini, e naturalmente per le imprese. L’Ufficio studi della Cgia di Mestre ha messo in luce con una relazione la situazione attuale.

Calcolando la percentuale delle tasse sul gettito fiscale totale, si osserva come l’Italia sia al primo posto con il 14%, seguita da Olanda (13,1%) e Belgio (12,2%); la Germania è all’11,8%, la Francia al 10,6%. Un dato che dimostra, secondo Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi Cgia, come “gli imprenditori italiani paghino molto di più dei concorrenti europei, ma, per contro, continuino a ricevere servizi di basso livello qualitativo”.

Tra burocrazia, lentezza nei pagamenti delle PA e problemi con la giustizia civile, l’Italia come sistema Paese non offre in effetti le migliori condizioni per fare impresa. I problemi più grandi poi, secondo il segretario della Cgia Mason, sono a carico delle PMI, dove spesso non esistono risorse interne che siano in grado di gestire tutte le incombenze burocratiche. Ma qualcosa sta cambiando?

Secondo Paolo Zabeo “pur riconoscendo l’impegno profuso dal Governo Renzi, le imprese italiane continuano ad avere un total tax rate che non ha eguali nel resto d’Europa. Pertanto, è necessario che l’esecutivo, in attesa delle riduzioni dell’Ires e dell’Irpef, attui da subito una moratoria fiscale che sterilizzi qualsiasi aumento di tassazione a livello nazionale e locale”.

Si sta dunque andando nella giusta direzione, ma gli sforzi da fare da parte dello Stato devono essere maggiori per incidere davvero sulla ripresa economica e sul tasso competitivo delle aziende italiane.

Redazione