Umbria: diminuiscono i pensionati

Nel 2019, Il saldo è di -530, così suddivisi: -750 femmine, +220 maschi. L'incidenza resta altissima

L’Umbria subisce ancora il contraccolpo della crisi economica del 2008: sono calati Pil, reddito pro capite e investimenti. Invecchiando, la regione ha sfornato sempre più pensionati nello stesso periodo. Contrordine, invece: anche questo dato adesso è in diminuzione. Secondo i dati resti noti dal CIV dell’Inps, a novembre 2019, nel corso dell’anno il numero di pensionati in Umbria è calato.

Il saldo è di -530, così suddivisi: -750 femmine, +220 maschi. La percentuale di pensionati, rispetto al totale degli abitanti, resta comunque altissima. Più della media nazionale. In Italia, l’incidenza dei pensionati sul totale della popolazione è del 25 per cento, in Umbria saliamo al 28,5 per cento.

Altro problema di cui parlare è il potere d’acquisto delle pensioni, che è in diminuzione costante ed è più basso di quello italiano. Nella provincia di Perugia, il numero delle pensioni è superiore a quello del pensionati perché alcune prestazioni (come quelle dei superstiti) sono aggiuntive, ossia una persona sola usufruisce di più prestazioni.

Appena 7.305 sono superiori a 2 mila euro netti mensili; la maggior parte delle pensioni è d’importo bassissimo: 27.686 sono al di sotto dei 249 euro mensili, 47.179 sono tra 250 e 499,9 euro, 96.631 sono tra 500 e 749,9 euro al mese.

Come scrive lo Spi Cgil, “questi dati dimostrano con nettezza l’esigenza di adeguare il potere d’acquisto delle pensioni, che collocano una parte dei pensionati in una situazione di sostanziale povertà”.

Alessandro Pignatelli

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