Economia in Umbria: Ires Cgil, è stagnazione

Altro dato negativo è quello relativo al Prodotto interno lordo pro capite. Esaminando il periodo 1999 - 2017, l'Umbria si pone cone fanalino di coda

Stagnazione, economia con il freno tirato: usate l’espressione che più vi piace, ma il concetto non cambia. L’Umbria si trova in questa situazione, come segnalato nel Rapporto dell’Ires Cgil regionale, presentato durante l’assemblea a Foligno, alla presenza della segretaria nazionale della Cgil Ivana Galli.

Le stime econometriche Prometeia confermano come il 2018 si sia chiuso con un risultato positivo contenuto (+0,9%), in particolare grazie al buon apporto dell’industria, dell’export netto e degli investimenti. Il 2019, però, delinea un quadro diverso, la stagnazione per l’appunto (-0,1%). La domanda interna mostra crescita lenta nei consumi (+0.5%), gli investimenti continuano a funzionare (+2,6%). Le esportazioni dovrebbero calare (da +6,9% a +2%), in aumento invece le importazioni (+3,5%).

Marco Batazzi, di Ires Cgil Toscana e curatore del rapporto, dice: “La crescita zero umbra può essere spiegata in base a un puzzle composito e articolato di fattori in cui, oltre all’export negativo e alla moderazione dei consumi, occorre considerare anche il ruolo rilevante del contributo negativo generato dalla variazione delle scorte, effetto del decumulo portato avanti da parte delle imprese, come reazione all’attuale fase di incertezza caratterizzante il ciclo economico”.

Andando indietro a prima della crisi del 2008, si nota come risulti ancora grande il differenziale tra il livello attuale del prodotto e quello del 2007 (-15%), molto peggio del dato nazionale (-4,3%). Pure i consumi sono ancora indietro (-5,7%) ma sono gli investimenti a rappresentare una criticità piuttosto preoccupante (-28,3%) nonostante la risalita nell’ultimo quadriennio per effetto degli incentivi fiscali.

Nel secondo trimestre del 2019, l’occupazione complessiva è cresciuta dell’1,6%, vale a dire 5.600 unità in più, praticamente tutto a carico del lavoro dipendente (+3,6%), rispetto a quello autonomo (-3,6%). La disoccupazione, in 12 mesi, è scesa di quattro decimi di punto, all’8,6%. Gli aggiornamenti Inps di giugno 2019 ci dicono che c’è stato un ridimensionamento tendenziale del lavoro dipendente (-9%), portando il numero di assunti a 43 mila. Le assunzioni a tempo indeterminato, seppure in rallentamento, passano da +24% di giugno 2018 a +8,2%. Le ore autorizzate di cassa integrazione, a settembre 2019, crescono del 28,2%, arrivando a 4,1 milioni di ore.

L’attività imprenditoriale evidenzierebbe un tasso di sviluppo caratterizzato da un ritmo piuttosto modesto (+0,1%), mantenendo e confermando un orientamento sostanzialmente stagnante da ormai tre trimestri consecutivi. L’andamento di questo indicatore si collega a un livello delle cessazioni in lieve aumento (da 4.659 a 4.709) e a una contenuta attenuazione delle iscrizioni (da 4.823 a 4.798); in quest’ultimo trimestre la dinamica imprenditoriale sembrerebbe tuttavia peggiorata rispetto all’anno precedente (era +0,6% nel secondo trimestre del 2018).

Mario Bravi, presidente dell’Ires Cgil Umbria, ha poi presentato dati – con fonte Bankitalia – relativi al Pil pro capite nel periodo 1999 – 2017. Il quadro è fortemente negativo, con un rallentamento senza paragoni. Fatto 100 il Pil del 1999, nel 2017 quello della Germania è salito a 127, quello dell’area Euro a 119, quello dell’Italia a 100,2, quello umbro a un imbarazzante 84,8.

Alessandro Pignatelli

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