Cultura, a Caltagirone convegno su scambi con Fiandre

Il 25 ottobre a Caltagirone si terrà un convegno su "Corrispondenze e scambi tra il Mediterraneo e le Fiandre. La cultura artistica in Sicilia tra Medioevo e Rinascimento"

caltagirone

Dopo la mostra “Il Trono di Grazia”, che ha segnato il ritorno a Caltagirone del dipinto fiammingo di grande pregio attribuito a Vrancke van der Stockt e appena restaurato dai Laboratori dei Musei Vaticani, un’altra iniziativa sulla complessa trama di relazioni culturali e artistiche che la Sicilia e l’Italia meridionale intrattennero con le Fiandre sarà ospitata dal Museo Diocesano calatino. Si tratta del convegno su “Corrispondenze e scambi tra il Mediterraneo e le Fiandre. La cultura artistica in Sicilia tra Medioevo e Rinascimento” in programma venerdì 25 ottobre nel Salone vescovile su iniziativa della Diocesi e della Soprintendenza per i beni culturali e ambientali di Catania.

L’apertura dei lavori, prevista per le ore 9, sarà affidata al vescovo di Caltagirone, monsignor Calogero Peri, alla soprintendente Rosalba Panvini e al sindaco Gino Ioppolo.

In programma, a mezzogiorno, l’inaugurazione della mostra-studio che consentirà al pubblico di ammirare, accanto al Trono di Grazia, due opere di grande pregio provenienti da due centri molto vivaci nel XV secolo: la pala di San Pietro in cattedra e storie della sua vita del Tesoro di Santa Maria della Stella di Militello Val di Catania, variamente attribuita ad Antonello da Messina, a Pietro Ruzzolone, al Maestro della Croce di Piazza Armerina e in questa occasione rimessa in discussione, e il cofanetto franco – fiammingo del Tesoro della Cattedrale di Siracusa del quale saranno dibattute origini e caratteristiche nel corso del convegno. La mostra sarà visitabile sino al 10 gennaio 2020.

«Lo scopo di queste iniziative – spiega il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci – è divulgare al grande pubblico alcune opere molto rare presenti nella Sicilia sud-orientale e contribuire, in tal modo, al dibattito scientifico sulla vivace civiltà figurativa in cui giungeva il capolavoro fiammingo».

Giulia Spalletta