Dott. Fabrizio Grilli: con un nuovo approccio al paziente, il recupero dopo l’operazione all’anca è rapido e non traumatico

L’ortopedico genovese, Fabrizio Grilli, spiega che la vera rivoluzione negli interventi di protesi all’anca è la tecnica pre, intra e post operatoria che coinvolge tutte le figure professionali

Dott. Fabrizio Grilli (GE)

Ogni anno, in Italia, vengono eseguite circa 100.000 operazioni chirurgiche all’anca. Le cause che portano all’innesto di una protesi sono il dolore e la difficoltà nella deambulazione dovuta al logoramento della cartilagine che ricopre l’articolazione. Un intervento che da molti viene associato a sofferenza e ad una lunga riabilitazione. Ma, spiega il dottor Fabrizio Grilli, ortopedico specializzato in chirurgia protesica all’anca, da qualche anno esiste un nuovo approcio che permette alle persone operate di alzarsi il giorno stesso dell’intervento. Senza dolore, senza stress.

Il dottor Grilli lavora nella clinica Montallegro di Genova, nella Clinica Nuova Casa di Cura Città di Alessandria, e in diversi studi del territorio ligure. Nella sua quindicinale esperienza ha eseguito centinaia di interventi, ha vissuto evoluzioni nelle tecniche chirurgiche, in particolare per quanto riguarda minori perdite di sangue o una migliore conservazione del tessuto osseo. Ma la vera rivoluzione, secondo lui, è il nuovo approccio al paziente. L’espressione inglese è “fast-track”, che si può tradurre come “recupero rapido” ed è una tecnica multidisciplinare che pone particolare attenzione al prima, durante e dopo l’intervento e permette, così, al paziente un recupero post operatorio meno doloroso e traumatico. “Tutto comincia,  infatti, già prima dell’operazione – precisa il dottor Grilli – quando il paziente viene subito in contatto con tutte le figure professionali che parteciperanno all’intervento: chirurghi, anestesisti, infermieri, fisiatri, fisioterapisti. Gli viene spiegato nei particolari cosa succederà, lo si rassicura e lo si rende consapevole e partecipe” .

Si passa quindi alla fase intra operatoria durante la quale vengono adottate tutte le metodiche anestesiologiche, e soprattutto chirurgiche, con accessi dedicati atti al risparmio del tessuto muscolare (per esempio la cosiddetta “via anteriore”) con lo scopo di ridurre lo stress chirurgico. E si arriva, infine, al momento post operatorio  in cui vengono modificati alcuni comportamenti tradizionali di assistenza infermieristica e medica e, quindi, per esempio, il paziente, a seconda dell’età e delle condizioni di salute, viene messo in piedi dopo poche ore e dimesso in 3 o 4 giorni.

“Non c’è bisogno di drenaggio – continua il dott. Grilli – le perdite ematiche sono ridotte e vengono decisamente diminuiti il dolore e l’immobilità post operatoria”.

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Redazione

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