Banche e imprese marchigiane: la stretta del credito c’è

Claudio Schiavoni

“Il rapporto di Bankitalia dimostra che solo cinque regioni italiane hanno sperimentato una contrazione dei prestiti alle imprese e, una di queste, è rappresentata dalle Marche, che segnano -0,5%”. Claudio Schiavoni, presidente di Confindustria Marche, ha parlato dei dati emersi da un sondaggio tra gli imprenditori marchigiani, su un campione di 220 imprese, per lo più del comparto manifatturiero. “E’ passato quasi un anno dalla rivoluzione del sistema creditizio locale, che ha influito pesantemente sulle dinamiche del rapporto banche – impresa e la nostra regione è tra le più penalizzate del Paese”.

Luci e ombre sono emerse in realtà dal sondaggio, relativo all’ultimo trimestre. “C’è il dato positivo: il 71% delle imprese ha detto di aver mantenuto rapporti stabili con le banche: significa che in media le nostre aziende godono di buona salute. Ma c’è un 21% che ha trovato più difficoltà ad accedere al credito”.  Per un’azienda su due c’è stato il no a un nuovo finanziamento, il 37% ha dovuto attendere troppo tempo per ottenere la concessione di un prestito, il 34% ha subito modifiche unilaterali sfavorevoli, il 21% ha avuto richieste di rientri dai fidi.

“Se guardiamo alle imprese con fatturato inferiore ai 5 milioni di euro, il dato è ancora più pesante. Il 42% ha avuto maggiori difficoltà di accesso. La percentuale scende al 37% per le imprese con fatturato tra 5 e 10 milioni di euro, al 26% per quelle con fatturato superiore al 10 milioni” precisa Diego Mingarelli, presidente Piccola Industria Marche e delegato al credito. Come dire che più l’impresa più piccola, più l’accesso al credito diventa una chimera.

Tra chi ha lamentato un peggioramento nei rapporti banca – impresa, il 78,6% parla di problematiche dovute all’incorporazione di Banca Marche in Ubi. Schiavoni dice: “Non siamo sorpresi, ma un po’ preoccupati. Perciò chiediamo a tutte le banche protagoniste di riorganizzazione maggiore attenzione al territorio”. Le imprese necessitano di istituti di credito che le ascoltino, le valutino non solo per i numeri, ma pure per business e sviluppo. “Che stiano davvero al loro fianco per far crescere insieme il tessuto industriale, vera spina dorsale dell’economia”.

Il presidente degli Industriali chiosa: “Siamo preoccupato soprattutto se, nel medio periodo, l’aumento dello spread dovesse continuare, mettendo a rischio il credito di imprese e famiglie. L’erosione del valore dei titoli posseduti dalla banche ne riduce la capacità di credito e fa salire i tassi d’interesse”.

Redazione

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