Lavoro, Bravi (Ires Cgil Umbria): “Dilagante precarietà”

"Dati dei primi nove mesi del 2018 ci mostrano brusco peggioramento sia qualitativo sia quantitativo"

Dopo sei mesi positivi, con l’Istat e la Banca d’Italia che avevano certificato la ripresa dell’occupazione, l’Umbria torna a fare i conti con un nuovo peggioramento, sia per la condizione del lavoro sia per la dimensione quantitativa e qualitativa. Mario Bravi, presidente di Ires Cgil Umbria, spiega: “Noi avevamo sottolineato la persistente scarsa qualità dei rapporti di lavoro, con appena il 20% dei nuovi rapporti attestato sui contratti a tempo indeterminato. Ora, nel terzo trimestre (dati relativi a gennaio – settembre 2018), ci ritroviamo di fronte a un brusco peggioramento, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo”.

Bravi prosegue: “Emerge dagli ultimi dati dell’Osservatorio nazionale sul precariato dell’Inps. Nei primi nove mesi del 2018, in Umbria, siamo a un totale di 66.763 attivazioni e 57.602 cessazioni (differenza positiva 9.161 unità). Sembrerebbe di per sé un dato positivo, ma se lo confrontiamo con i dati del primo semestre vediamo che c’è una diminuzione (a giugno eravamo a +10.437), quindi il trend è in evidente discesa”. E ancora: “Se approfondiamo l’analisi sulla qualità dei contratti in essere, vediamo un aumento dei contratti a termine (28.450), dell’apprendistato (4.505), degli stagionali (2.500), della somministrazione (12.544) e dei contratti intermittenti (9.929). Mentre assistiamo a un’ulteriore diminuzione dei contratti a tempo indeterminato, nei primi nove mesi attestatosi a 12.669 attivazioni, pari al 19% del totale (nel primo semestre, anche se di poco, superavamo il 20%)”.

Conclude Bravi: “Questi dati dovrebbero far riflettere anche coloro che, nei primi sei mesi dell’anno, si erano proiettati in analisi troppo ottimistiche. La realtà dell’Umbria e questi dati recentissimi ci dicono che occorrono politiche economiche alternative, che contrastino veramente la dilagante precarietà”.

Alessandro Pignatelli

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