Marche, Pigliapoco (presidente Federalberghi): “L’Italia in una regione, ma la burocrazia ci blocca”

"Il 2018 è l'anno della ripresa grazie agli eventi culturali che destagionalizzano il turismo. Ma nel cratere la situazione è molto difficile"

“L’Italia in una regione”. Questo lo slogan, sempre attuale, per pubblicizzare le Marche. Che, come Lazio, Umbria e Abruzzo, ha subito il contraccolpo del terremoto di due anni fa. Ma che a livello turistico si sta rimettendo in piedi, anche grazie alla diversificazione del territorio e delle iniziative. Abbiamo parlato con Emiliano Pigliapoco, presidente di Federalberghi Marche, che ha dovuto ovviamente distinguere tra la situazione ancora difficile nel cratere del sisma e quella della costa, che invece è ripartita molto bene in questo 2018.

“In alcune zone il terremoto ha fatto tabula rasa. Nell’Alto Maceratese, per esempio, su 31 strutture ricettive, 19 sono chiuse ed essendo state dichiarate inagibili neanche potranno riaprire. Le altre 12, ovviamente, stanno lavorando di più perché ospitano personale di vigilanza, polizia, operai e un migliaio di sfollati che, però, pagano naturalmente cifre irrisorie”. Se nel 2017, in molti temevano che il terremoto potesse arrivare anche sulla costa o che potesse colpire ancora in modo duro le Marche, il 2018 è stato l’anno della ripresa: “E’ finita la paura. Abbiamo ripreso a organizzare pacchetti per la terza età e per le scolaresche, praticamente scomparsi l’anno scorso. In questo modo, sfruttiamo anche la destagionalizzazione”.

Federalberghi Marche, immediatamente dopo la prima scossa del 24 agosto 2016, è intervenuta al fianco della Regione: “Dal giorno dopo, abbiamo dato disponibilità delle nostre strutture per ospitare chi non poteva più stare a casa. Siamo stati il braccio operativo della Regione Marche. Poi, abbiamo creato degli eventi sfruttando Facebook e gli altri social, per attirare i turisti e ridare fiato alle zone che avevano subito un crollo nelle presenze”.

Oltre all’Alto Maceratese, l’altra zona pesantemente martoriata è l’Alto Fermano: “Non si sa di che morte dovranno morire le strutture dichiarate inagibili. A due anni dal sisma, a causa della burocrazia, non sono state ancora demolite. E costruirle ex novo costa. Pensi che i titolari, in due anni, hanno ricevuto appena 5 mila euro di contributi dallo Stato, oltre a essere esentati dal pagamento delle bollette e delle imposte. Le banche chiamano gli imprenditori quasi giornalmente per gli scoperti di conto. Siamo stati a Roma, nella sede dell’Abi, per capire cosa si può fare per queste persone. Teniamo presente che ci sono località ancora in macerie. E se non riparte l’economia, non riparte neanche il territorio. Peggio, si spopola. Il 50 – 60% di chi è andato sulla costa dopo il terremoto difficilmente tornerà nel suo borgo”. Dunque, la burocrazia ferma i lavori di demolizione, il sistema bancario la possibilità di ripartire. “A breve la Regione dovrebbe comunicare l’esito del bando per chi ha fatto domanda per un fondo di sostegno dopo aver perso tutto. Ci dicono che i soldi per il cratere sismico ci sono, dunque attendiamo novità”-

Le Marche, come detto in apertura, hanno potenzialità enormi, finora non sfruttate: “Siamo poco conosciuti. Quando andiamo alle fiere all’estero, dobbiamo dire ancora che siamo a sud di Rimini per farci riconoscere. Fortunatamente, ora stiamo programmando le prossime stagioni turistiche insieme alla Regione, che ci ascolta, mentre prima decideva da sola. Dunque, la situazione migliorerà”. Schiacciati un po’ dalla riviera romagnola, dunque: “Ma noi siamo diversi e cerchiamo appunto di sfruttare questa diversità per attrarre gente. Puntiamo sulla cultura, visto che siamo la regione d’Italia con più teatri aperti, tutti gioiellini. Abbiamo Urbino, Leopardi, Ascoli. Abbiamo 180 chilometri di costa diversificati, dal Conero a San Bartolo. Borghi splendidi nell’entroterra. Purtroppo, non siamo stati bravi come la Toscana a presentarci al mondo e al resto d’Italia. Penso dipenda dal carattere dei marchigiani, un po’ diffidenti all’inizio”.

Il santuario di Loreto porta anche turismo religioso: “E’ un asset fondamentale. Così come il cammino francescano, che ci lega a doppio filo con l’Umbria. Abbiamo caratteristiche in comune con questa regione, con cui infatti collaboriamo”. In tutte le Marche, sono circa 900 le strutture alberghieri presenti, 19 mila le strutture ricettive totali, che impiegano dai 75 mila agli 80 mila dipendenti. Le prossime iniziative dovranno regalare a tutti un po’ di ossigeno: “Il binomio cultura – turismo va assolutamente sfruttato. Ha riaperto – fino a febbraio – il percorso per scoprire il pittore Lotto. Nel 2012 ci furono 40 mila presenze. C’è l’anniversario rossiniano. Noi contiamo molto su queste manifestazioni che permettono anche di destagionalizzare il turismo, di non concentrarlo solamente in estate”.

Alessandro Pignatelli

Giornalista professionista e scrittore, amante della carta stampata come del mondo digitale. Ho lavorato per agenzie stampa e siti internet, imparando nel mio percorso professionale a essere tempestivo, preciso, ma anche ad approfondire con vere e proprie inchieste. Con i new media e i social, ho inserito nel mio curriculum anche concetti come SEO, keyword, motori di ricerca, posizionamento.