Greco (Flai – Cgil): “In Umbria manca un Distretto del cioccolato”

Parla il segretario regionale: "Abbiamo i grandi marchi, che non vengono però valorizzati. E mancano le aziende di piccole dimensioni specializzate"

Il dolciario in Umbria è prevalentemente Colussi e Perugina. Lo conferma anche Michele Greco, segretario generale umbro di Flai – Cgil: “Aggiungerei la Ex Piselli, oggi Azienda Tedesco, che ha 200 addetti circa. Per le prime due multinazionali, abbiamo avuto una crisi occupazionale con la necessità di esuberi. Hanno sofferto la crisi sul mercato nazionale e internazionale, sia Perugina sia Colussi, ma è anche vero che non hanno saputo reagire anticipatamente e in maniera pronta. La crisi è vecchia di 10 anni, ma i colossi sono lenti nel prendere decisioni”.

L’industria dolciaria umbra ha sofferto “ritardi negli investimenti tecnologici. È qui che bisognava anticipare la crisi. Quando hanno reagito, investendo parzialmente nella tecnologia, ecco che è stato necessario mandare via lavoratori. Si sa, quando si migliora l’aspetto meccanico, peggiora quello umano”. Altro errore delle grandi industrie di dolci dell’Umbria: “L’incapacità di sfruttare i marchi. Prendiamo i Baci, ma anche Colussi con Gran Turchese, la Perugina stessa. Sono stati sfruttati male. E non sono stati rafforzati. Non si può vivere di solo marchio. Novi, Ferrero, Barilla, grandi concorrenti, ogni giorno sono sui media”. Aggiunge Greco: “Quando Colussi ha fatto una scelta qualitativa, abbandonare l’olio di palma, il riscontro del pubblico c’è stato”. Purtroppo, però, “i marchi non solo non si sono rinforzati, ma sono stati indeboliti da una strategia attendista. Forse si sperava che la crisi durasse appena qualche giorno, ma non è stato così. Quando c’è stata la reazione, insieme è arrivata la questione esuberi”.

Un po’ meglio è andata per le piccole e medie aziende: “Sono più reattive, le scelte vengono fatte più velocemente. Riprendendo l’esempio della Ex Piselli: nove anni fa era fallita, oggi si è posizionata di nuovo sul mercato, produce per marchi diversi. È tornata su buoni livelli di competitività. Ma è vero che stiamo parlando di un’azienda più snella rispetto a Perugina e Colussi. Lavora per altri, l’unico prodotto fatto in casa sono i pasticcini freschi, ma parliamo di qualcosa limitato solo alla regione”.

La crisi per Perugina e Colussi, confessa Greco, non è finita: “Sono stati fatti investimenti pesanti. Abbiamo sottoscritto accordi per creare le sottocondizioni necessarie alla condizione principale, ossia investire sul marchio. Non siamo fuori dalla situazione difficile, le vertenze si sono chiuse a gennaio e a giugno di quest’anno. Qualche investimento successivamente è stato fatto, aspettiamo i frutti. I lavoratori hanno fatto già numerosi sacrifici, ora attendono di vedere i risultati. Le condizioni perché i marchi riguadagnino posizioni adesso esistono. Per Perugina attendiamo in particolare la campagna natalizia, ma di sicuro oggi la capacità produttiva è più flessibile e il prezzo è più competitivo. Noi abbiamo fatto sì che non ci fossero più gli ostacoli che loro lamentavano per poter crescere, ossia gli esuberi. Ora devono dimostrare che era davvero così”.

Pure per Colussi “qualcosa si vede, ma per usare una frase musicale, non siamo ancora fuori dal tunnel”. Dice il segretario della Flai – Cgil: “Noi ci siamo seduti intorno a un tavolo e abbiamo trovato le soluzioni ai problemi posti dalle aziende. Vediamo adesso se avevano ragione a lamentarsi”. Un breve excursus sul cratere sismico da parte di Greco, anche se in questo caso parliamo più in generale di agroalimentare non di dolciario: “Il paradosso è che le aziende che non sono state toccate materialmente al terremoto hanno tratto vantaggio dalla situazione perché, grazie agli acquisti solidali, hanno visto in alcuni casi raddoppiare il fatturato. Noi abbiamo dato loro una mano, portando alcuni prodotti in giro per le fiere italiane”. Norcia e Cascia, in particolare, “avevano grossi salumifici che lavoravano prevalentemente per il Gdo e hanno continuato a farlo. A Spoleto Monini, Coricelli e Costa D’Oro si rivolgono a mercati più grandi, non hanno avuto danni diretti, hanno dunque mantenuto la loro produzione”.

Si torna sul dolciario. “A Città di Castello c’è la Salpa che produce biscotto gelato per conto terzi. Sta andando bene. Ha pure aperto un nuovo stabilimento, restando comunque a conduzione familiare”. A Terni “abbiamo Eskigel, produttore mondiale di gelati per grandi marchi. Qui ci sono 450 addetti, ma se 220 hanno un contratto a tempo indeterminato, gli altri sono interinali, Stiamo cercando un accordo di secondo livello per far assumere con contratto direttamente dall’azienda e non attraverso le agenzie interinali. Questa azienda non è famosa perché non ha marchi propri, ma va bene. Noi critichiamo il modo di trattare il personale, si estremizza troppo la precarietà per gli stagionali”.

Il bilancio finale è dunque, seppure tra luci e ombre, abbastanza buono. Greco ammette: “Si deve investire sui marchi, lo ripeto ancora. Le nostre armi sono qualità e tradizione, uniche al mondo. Ma il marchio va valorizzato. Ultimamente abbiamo avuto i Baci Rosa che hanno avuto successo”. L’ultimo concetto è forse il principale: “In Umbria manca un distretto del dolciario, come accade per esempio ad Alba o a Modica. Al fianco delle grandi multinazionali sono nate tante piccole realtà che valorizzano le produzioni andando a prendersi magari posizioni di nicchia. In Umbria manca tutto questo. E’ stato fatto un sondaggio dalla Nestlé in cui si chiedeva alla gente quale città facesse venire in mente il cioccolato: la risposta è stata Perugia”. A Perugia c’è un’altra realtà del dolciario, sconosciuta ai più: la Barry Callebout, direttamente collegata alla Perugina. Ha 90 dipendenti, ma vende in tutta Europa ed è il principale produttore di cioccolato al mondo: “Quando ha rilevato ciò che Nestlé aveva deciso di abbandonare, ha raddoppiato i volumi del sito di San Sisto. Nestlé aveva deciso di non trasformare più le fave di cacao in cioccolato dopo le critiche per lo sfruttamento del lavoro, la Barry ha acquisito lo stabilimento e ha riaperto il torrefattore. Dimostrando che con le idee buone si possono raggiungere grandi risultati”.

Alessandro Pignatelli

Giornalista professionista e scrittore, amante della carta stampata come del mondo digitale. Ho lavorato per agenzie stampa e siti internet, imparando nel mio percorso professionale a essere tempestivo, preciso, ma anche ad approfondire con vere e proprie inchieste. Con i new media e i social, ho inserito nel mio curriculum anche concetti come SEO, keyword, motori di ricerca, posizionamento.