Artigiani calzaturieri marchigiani: dal Micam segnali negativi che preoccupano l’intero distretto calzaturiero

Il Micam è sempre più una fiera-vetrina dove aumentano i visitatori ma non il giro d’affari: pochi ordinativi e costi elevati soprattutto per le piccole imprese artigiane.

Fiera_Micam

Le “quattro giornate” di Milano non soddisfano gli artigiani calzaturieri delle Marche: dal Micam, la kermesse più importante al mondo che si è svolta alla Fiera di Rho dal 16 al 19 settembre 2018, arrivano segnali poco rassicuranti in termini di ordinativi e giro d’affari, nonostante la presenza di oltre 45mila visitatori, una quota in crescita del 3% rispetto all’edizione di febbraio.

Gianluca Mecozzi, portavoce delle aziende aderenti a CNA Ferdermoda Marche nonché titolare del calzaturificio Gian Ros, punta il dito sulla qualità dei visitatori: “Vero che i corridoi della Fiera erano spesso affollati – sottolinea Micozzi – specialmente la domenica e il lunedì, ma tutta questa affluenza non si è tradotta in aumento di ordinativi. Anzi, molti colleghi hanno lamentato un calo drastico del volume d’affari, mentre i più soddisfatti sono stati coloro che hanno potuto riconfermare gli stessi volumi dello scorso anno”.

“Situazione preoccupante” è stata la definizione netta di Graziano Di Battista, il Presidente della Camera di Commercio di Fermo, istituzione che segue da sempre il comparto nella manifestazione fieristica più importante a livello internazionale.

“Il Micam – precisa Di Battista – non è più una fiera di business, bensì è diventata una fiera-vetrina. Sono finiti i tempi in cui si tornava a casa con gli ordini da mettere subito in produzione. Oggi è necessario ottimizzare le risorse e gli investimenti cercando di mantenere sempre elevato il livello di qualità”

Anche dai Consorzi i segnali non sono positivi: “L’edizione di settembre – osserva Luciana Isidori di Expool Consortium di Fermo che raduna 12 aziende – è sempre problematica perché si presentano le collezioni estive 2019. Nonostante ciò ci attendevamo un esito migliore in termini di business per le nostre aziende”.

Di stesso tenore le dichiarazioni di Alessandro Cernetti del Consorzio Elpidiense Export: “Bisogna parlare chiaro: le cose non vanno bene per il nostro settore e molte aziende sono in forte difficoltà. Personalmente non vedo un futuro roseo per un distretto come quello calzaturiero marchigiano, dove il costo del lavoro è superiore, non solo a molti altri Paesi del mondo, ma anche ad altre zone d’Italia. Aziende pugliesi e campane sono in grado di vendere scarpe a prezzi in linea come quelli di aziende spagnole, portoghesi e rumene”.

Paolo Tappatà di Confartigianato, infine, punta il dito sulla debolezza delle aziende rispetto alla grande distribuzione e ai colossi della vendita on line: “La scarpa realizzata con criteri artigianali – ha detto Tappatà – si vende nei negozi e nelle boutique, mentre oggi il consumatore è sempre più orientato ad acquistare nei Centri Commerciali e nei siti ecommerce”.

A tutti questi problemi si sommano i costi elevati di partecipazione ad una fiera che, seppur la più importante al mondo per il settore, non è più da anni una fiera di business, una situazione che dovrebbe indurre gli organizzatori a reinventare il Micam per non perdere l’appeal da parte soprattutto dei piccoli espositori di qualità.

 

Redazione

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