Turismo sostenibile: da Perugia parte progetto internazionale al femminile

Capofila l’ong perugina Tamat e partner D’Antilles et D’Ailleurs (Martinica) e C-For-C (Madagascar). Condivise le prime esperienze

Sono arrivati da un po’ tutta Italia e addirittura dalla Martinica e dal Madagascar per approfondire il tema del turismo sostenibile e comunitario, condividere esperienze e sviluppare relativi progetti da realizzare nei propri paesi. Nell’ambito del progetto transnazionale Entourée (Entrepreneuriat pour un tourisme responsable, engagé et feminin), che vede come capofila la ong perugina Tamat, a cui collaborano attivamente le associazioni D’Antilles et D’Ailleurs (Martinica) e C-For-C (Madagascar) e finanziato dalla Commissione europea con il programma Erasmus+, si sta svolgendo a Perugia la prima mobilità internazionale a cui partecipano partner e beneficiari, imprese sociali locali e rappresentanti del mondo della ricerca in un programma completo di visite, attività e incontri incentrati appunto sugli obiettivi del progetto.

“Tra le nostre finalità più concrete e immediate – ha commentato la presidente di Tamat Patrizia Spada – c’è quello di aiutare una cooperativa di donne del Madagascar a realizzare una microimpresa turistica che permetta loro di vivere una vita dignitosa. In Entourée il focus è infatti proprio sullo sviluppo di imprese al femminile nel campo del turismo responsabile, attraverso la cooperazione per l’innovazione e lo scambio di buone pratiche. In questa settimana, per esempio, abbiamo in programma di portare i nostri ospiti a visitare aziende che ci possono insegnare molto sulle loro esperienze di successo”.

Tra le iniziative previste da Tamat, sabato 22 settembre, a Pilonico Materno, si è svolto il forum ‘Co-development, tourism and entrepreneurship’ a cui sono intervenuti numerosi esperti del settore per capire come il turismo comunitario possa creare sviluppo nel Madagascar e in Martinica, ma anche in Italia. “Il turismo comunitario – ha spiegato Spada – è una forma di turismo responsabile che permette di utilizzare il capitale umano, culturale e naturalistico dei vari territori senza privarne, snaturare o distruggere chi ci vive, ma anzi fornendogli risorse economiche”.

“Crediamo nella condivisione delle competenze e nello scambio di buone pratiche – ha detto Lavinia Ruscigni, coordinatrice di progetto di D’Antilles et D’Ailleurs – per poter promuovere un turismo che rispetti le popolazioni locali, valorizzi la cultura e arricchisca il turista senza però essere di forte impatto ambientale”. Ruscigni ha così portato l’esempio della Martinica: “Nella nostra isola – ha spiegato – il turismo è una delle prime risorse insieme all’agricoltura e alle distillerie, ma dagli anni Novanta si è trattato di un turismo di massa che ha portato a grandi costruzioni edili e poche ricadute sulla popolazione locale. Il turismo comunitario può essere una risposta a una disoccupazione molto forte, a comunità rurali quasi totalmente abbandonate e a un’emigrazione verso il sud dell’isola e verso la madrepatria francese”.

Altro esempio, questa volta virtuoso, è stato quello fornito da Marco Fazion, da 20 anni guida ambientale escursionistica e presidente di Lagap, Libera associazione guide ambientali-escursionistiche professioniste, che ha patrocinato l’evento. “Il turismo che facciamo – ha sottolineato Fazion – cerca di minimizzare l’impatto dell’attività turistica attraverso buone pratiche di conservazione della natura e delle culture locali. Ora stiamo provando a lavorare sulla redistribuzione verso tutta la comunità della redditualità che si genera attraverso il turismo sostenibile. Per questo si comincia a parlare di turismo di comunità”. “Purtroppo – ha aggiunto –, il 98 per cento del turismo è ancora di tipo invasivo, ma l’interesse verso quello sostenibile è in continuo aumento: negli anni della crisi ha avuto un incremento annuo tra i 2 e i 6 punti percentuali mentre complessivamente il turismo ha registrato un meno 26-28 per cento. Sta aumentando la consapevolezza di tutto ciò e sicuramente, oggi, il turismo sostenibile è un qualcosa su cui si può investire a livello professionale”.

Alessandro Pignatelli

Giornalista professionista e scrittore, amante della carta stampata come del mondo digitale. Ho lavorato per agenzie stampa e siti internet, imparando nel mio percorso professionale a essere tempestivo, preciso, ma anche ad approfondire con vere e proprie inchieste. Con i new media e i social, ho inserito nel mio curriculum anche concetti come SEO, keyword, motori di ricerca, posizionamento.