Giovani ed innovazione, al via l’app Heart of Sardinia

Realizzata da giovani studenti un app che permette di valorizzare le bellezze turistiche della Sardegna

app sardegna

La loro ricetta è composta dagli stessi ingredienti delle “cure” che in questi anni l’assessorato regionale dell’Industria ha assegnato in dosi massicce al sistema produttivo isolano. Sono partiti, giovanissimi, dalla protesta. Hanno poi deciso di non stare solo a lamentarsi. Hanno sviluppato un’idea e hanno creato una startup, partecipando al contest organizzato dagli uffici Trasferimento tecnologico delle Università di Cagliari e di Sassari. Hanno studiato oltre Tirreno e in molti casi hanno maturato esperienze significative di formazione all’estero, ma con l’intenzione di sfruttare tutte queste conoscenze nella propria terra.

Hanno puntato su due risorse preziose come il turismo e la sostenibilità ambientale, facendo ampio uso di innovazione per la produzione di beni immateriali. Infine, hanno deciso di costituire una vera e propria società e hanno sfidato il mercato. Ovviamente, puntando all’estero e promuovendo l’isola ovinque.

Sardegna Impresa si è fatta raccontare della paradigmatica storia del progetto Heart of Sardinia e della startup Eager srl da Paolo Costa, componente del consiglio di amministrazione e responsabile delle pubbliche relazioni per conto della società di cui è stato ispiratore e fondatore il videomaker Carlo Gaspa, autore di un documentario che ha messo in moto l’intero processo.

«Eager crede che la valorizzazione del territorio e delle sue risorse sia un aspetto cruciale per lo sviluppo della Sardegna», è la premessa dalla quale parte Costa. «Per questo motivo abbiamo scelto di operare nell’ambito della promozione turistica e del processo di digitalizzazione del turismo in Sardegna», aggiunge. «Riteniamo inoltre che solo tramite il coinvolgimento delle risorse umane e professionali presenti nel territorio riusciremo a raggiungere lo scopo della nostra azienda, che consiste nel dare visibilità a tutto ciò che riguarda il turismo, comprese altre imprese, eventi e associazioni», è la missione di questo gruppo di giovani provenienti da diverse parti della regione, ma che ha testa e braccia soprattutto a Sassari. «Attualmente siamo una ventina – dice il pr – lavoriamo per rendere protagoniste queste risorse nello sviluppo della Sardegna». E per sfruttare al meglio le diverse conoscenze e competenze, «il nostro team è formato da programmatori, archeologi, biologi, grafici, videomaker, fotografi e così via – prosegue – che lavorano alla creazione di contenuti originali e di qualità».

Il progetto di Eager parte da lontano. «La viviamo come la naturale evoluzione del primo lavoro di sette ragazzi sardi, alcuni dei quali sono tra i fondatori della srl», ricorda ancora l’ispiratore dell’operazione riferendosi al documentario “Sardegna: la difesa di un paradiso”. «Il tema principale del film è l’inquinamento, dove vengono analizzati soprattutto i casi di Porto Torres, Portovesme, Sarroch, Fiume Santo e Tossilo, con alcuni riferimenti anche al caso della Foresta del Marganai e all’alluvione del 2013 – ricorda Costa – finanziato tramite crowdfunding, è stato proiettato gratuitamente in più di 150 località, principalmente in Sardegna, ma anche nel resto d’Italia e in Europa».

Come può un documentario di denuncia essere la base di un progetto di promozione turistica? «Il lavoro, grazie soprattutto ai numerosi riscontri positivi in occasione delle proiezioni, ha innescato delle riflessioni che hanno poi portato alla realizzazione di Heart of Sardinia come risposta alla necessità di raccontare un’altra Sardegna, di non stare con le mani in mano, di valorizzare e promuovere la bellezza, anche per convincere prima di tutto i sardi che la battaglia per l’ambiente è fondamentale per il futuro sviluppo dell’isola».

Ma cos’è Heart of Sardinia? «È un’applicazione mobile per iOS e Android, per cellulari e tablet. Il download è disponibile gratuitamente, con lo scopo di valorizzare e mostrare ai turisti le bellezze storiche e naturalistiche dell’isola», spiega Paolo Costa. «L’app è stata pubblicata il 14 giugno 2017, dopo un anno di lavoro, raggiungendo nei successivi tre mesi oltre 10mila download e diventando l’app più scaricata sulle risorse turistiche sarde», aggiunge. «È divisa in tre sezioni principali: luoghi, attività ed eventi – riferisce – 400 siti documentati con materiale originale, ordinati in base alla distanza dall’utente, con schede professionali per informazioni rapide, descrizioni dettagliate e percorsi geolocalizzati». La sezione delle attività, invece, «suggerisce all’utente gite, escursioni, esperienze culturali nei paraggi, mentre gli eventi possono essere visionati e successivamente salvati come promemoria nel proprio calendario sullo smartphone». A breve uscirà la nuova versione dell’app. «Abbiamo apportato una riforma radicale, per renderla più facilmente fruibile, incoraggiare l’interazione e consentire l’implementazione di ulteriori servizi».

Nonostante il progetto sia in costante evoluzione, Eager ha deciso di «iniziare a bussare alle porte di tutti coloro che potrebbero essere interessati, sia in ambito pubblico che privato, al fine di creare una grande sinergia tra le varie forze del nostro territorio» è la scommessa di Paolo Costa, secondo cui «gli input e le collaborazioni esterne sono di primaria importanza per rendere più accessibili le informazioni sulle bellezze che la nostra isola offre». Da un lato Heart of Sardinia «contribuisce al processo di destagionalizzazione del turismo», dall’altro «incoraggia ciò che noi chiamiamo “delocalizzazione”».

L’attenzione è soprattutto su quest’ultimo aspetto. «Ultimamente il tema della delocalizzazione sta guadagnando sempre più spazio nel dibattito pubblico – racconta Costa – si tratta di persuadere i visitatori che le meraviglie che la Sardegna offre non si limitano esclusivamente alla fascia costiera». Ecco perché la tsk force di Heart of Sardinia punta «alla promozione dell’immenso patrimonio storico, naturalistico e culturale situato nel resto dell’isola». E in questo contesto «non è da sottovalutare l’impatto che questo potrebbe avere anche sul turismo interno – è la conclusione – non solo in termini economici ma come strumento di conoscenza approfondita e diffusione della consapevolezza del proprio territorio da parte dei sardi»

Redazione

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