Il Carapace di Pomodoro: dove nasce il grande vino. Intervista ad Alessandro Lunelli

carapace esterno

“Carapace”, uno scrigno voluto dalla famiglia Lunelli per la Tenuta Castelbuono a Bevagna (PG) e progettato da Arnaldo Pomodoro nel cuore dell’Umbria, dove nasce un grande vino: il Montefalco Sagrantino. E non casualmente porta il nome “Carapace”, forma che ricorda la tartaruga, simbolo di stabilità e longevità che, con la sua corazza rappresenta l’unione tra terra e cielo”.

Intervistare Alessandro Lunelli, un ruolo di primo piano nella gestione del Gruppo Lunelli, ci permette di far conoscere ulteriormente i motivi che hanno indotto un grande marchio italiano, ampiamente conosciuto a livello internazionale, ad investire nella nostra regione. Bella la definizione che dà del territorio umbro nel corso dell’intervista, giudicato “straordinariamente ricco di arte antica”

Può dirci cosa ha spinto la Famiglia Lunelli a decidere di investire in Umbria?

“Dopo oltre 100 anni di esperienza e passione sul territorio trentino con le bollicine Trentodoc, la nostra famiglia ha deciso di affiancare a Ferrari una collezione di vini fermi che ne condividesse i valori di fondo, ossia ricerca continua della qualità, forte legame con il territorio e grande rispetto di esso. Con il progetto delle Tenute Lunelli abbiamo quindi puntato su vitigni che potessero produrre grandi vini e che fossero la migliore espressione del territorio dove venivano coltivati. Dopo alcuni anni di esperienza con vini fermi in Trentino, il primo passo fuori dalla nostra regione è stata la Toscana. Nel 2001 ci siamo innamorati di una terra mistica e affascinante come l’Umbria e di un vitigno potente ed autentico come il Sagrantino, così intimamente legato al proprio territorio. Si è così avviato un lungo percorso di sperimentazione agronomica ed enologica: grazie al “Progetto Patriarchi” per la selezione dei migliori cloni, al progetto di agricoltura di precisione “Animavitis” e poi a un attento percorso di microvinificazioni, siamo arrivati a produrre vini, come il Montefalco Sagrantino “Carapace” e il Montefalco Rosso “Ziggurat”, che ci regalano grandi soddisfazioni.

Il rispetto del territorio è il principio fondamentale e si declina da un lato nella volontà di valorizzare l’identità e la tradizione dei singoli luoghi, dall’altro nel forte senso di responsabilità verso l’ambiente in cui i vini nascono, come testimonia il fatto che la Tenuta è condotta secondo i principi del biologico.”

Un progetto in cui avete investito molto, costruendo anche una cantina straordinaria, una vera opera d’arte  

“Siamo stati conquistati dall’idea di creare una cantina d’autore per un vino d’autore, arricchendo in questo modo il territorio umbro, straordinariamente ricco di arte antica, anche di un’opera di arte contemporanea. Per questo abbiamo pensato di coinvolgere non un architetto, ma uno dei grandi dell’arte contemporanea come Arnaldo Pomodoro. Dal suo visionario pensiero artistico è nato il “Carapace”, uno scrigno nel quale nasce un grande vino,che è il Montefalco Sagrantino, che non a caso porta il nome “Carapace”. Un’opera che sfida i confini fra scultura e architettura, la prima scultura al mondo nella quale si vive e si lavora, un capolavoro unico in cui arte e natura, scultura e vino dialogano sottolineando l’eccezionalità sia del contenente sia del contenuto.”

La passione per la terra passa anche dall’attenzione alla sostenibilità

“La Tenuta ha ottenuto la certificazione biologica nel 2014, ma il lavoro in vigna e poi in cantina ispirato alla sostenibilità è iniziato sin dalla nostra acquisizione dei vigneti. Oltre a escludere l’uso di tutti i prodotti di sintesi, abbiamo deciso di introdurre una tecnologia all’avanguardia come quella dell’Animavitis, che, con sensori ad infrarossi, monitora costantemente la condizione vegetativa del vigneto, consentendo così di programmare interventi mirati sulla vite. Questo non solo ha dato vita a un prodotto più sano, ma ha contribuito a rendere più sana anche la nostra terra, in una visione più a lungo termine di rispetto del territorio e di chi ci lavora.”

Qual è la vostra “cifra stilistica” in Cantina

“In generale tutti i vini delle Tenute Lunelli hanno nell’eleganza la propria cifra distintiva. Eleganza che deve però mantenere, anzi, esaltare, le caratteristiche uniche delle uve da cui nascono e dei territori in cui sono coltivate. Questo è garantito dall’esperienza e dallo stile dei nostri enologi e dall’importante lavoro in cantina, dove i nostri vini seguono lunghi affinamenti. Il Montefalco Sagrantino, in particolare, necessita di grande attenzione per mantenere la sua potenza pur “ingentilendo” i tannini; siamo riusciti a ottenere il perfetto equilibrio dopo varie sperimentazioni, passando oggi a botti di rovere da 30/40 ettolitri, dove il vino risposa almeno due anni, nobilitandosi ulteriormente e diventando un vino non solo potente, ma anche molto elegante e di grande beva”.

Pier Francesco Quaglietti

Pier Francesco Quaglietti, iscritto all’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria dal 1987, elenco pubblicisti. Ha diretto varie testate cartacee e online,ha collaborato con agenzie stampa nazionali e svolto l’incarico di ufficio stampa per varie aziende ed enti privati. Grande conoscitore ed amante della gastronomia e della storia del cibo, è un fedelissimo lettore di Tex Willer, Dago, Lancio Story. Appassionato di saggistica e romanzi storici, ha donato una consistente parte del suo archivio alla “Fondazione Renzo De Felice-Ugo Spirito”