Elezioni politiche 2018: tracollo Pd, ecco tutti i dati

Il settore datajournalism social di Mediacom043 ha realizzato un'indagine sulle perdite nazionali, regionali e per circoscrizione

A elezioni concluse, il settore datajournalism social di Mediacom043, diretto da Giuseppe Castellini, ha realizzato un’indagine per capire l’andamento del Pd a livello nazionale, nelle singole circoscrizioni e nelle regioni. In cinque anni, i Dem hanno perso il 28,8% dei voti (ossia, -2,486 milioni di voti), in 10 anni addirittura il 49,1% (-5,932 milioni).

Matteo Renzi è stato il grande sconfitto, perdendo il 28,8% dei consensi, ma peggio fece da segretario Pierluigi Bersani (-39,8%). I dati sono stati elaborati sulla base di quelli ufficiali forniti dal ministero dell’Interno.

Tornando a parlare dei dati nazionali, le regioni italiane in cui il Partito Democratico ha perso più voti, rispetto alle politiche del 2013, sono stati Sardegna (-44,8%), Abruzzo (-40,2%), Campania (-39,3%), Molise (-37,6%), Basilicata (-36,4%) e Sicilia (-35,3%). A livello di circoscrizioni territoriali, autentico crollo nel Mezzogiorno (-36,4%), male anche in Centro e nel Nordest (-28,5%). Leggermente meno pesante il calo al Nordovest (-21,9%).

Le regioni in cui il Pd ha perso meno sono Trentino Alto Adige (-19,3%), Lombardia (-19,6%), Piemonte (-22,2%) e Toscana (-23,9%). Nel Mezzogiorno, è la Puglia la regione in cui il centrosinistra ha perso più punti percentuali (-26,7%). Nel Centro, la Toscana è la regione che ha perso meno voti. Poi ecco l’Umbria (-24,8%, meno 41.870 voti), Marche ( -26,3%) e Lazio (-34,2%). Tra le regioni del Nord, quella che ha fatto peggio è stata la Liguria (-34,4%).

Nel Mezzogiorno, in totale, la squadra di Renzi lascia sul terreno (dal 2013 al 2018) 825.670 voti. Nelle Isole siamo al -38,5%. Nelle regioni continentali del Sud, dunque, l’arretramento è stato del 35,5%. Nel 2013, il Centro era stata la circoscrizione in cui il Pd aveva ottenuto più voti, nel 2018 (-601.167 voti) è stata superato dal Nordest (-540.719 consensi).

Analizzando i dati dal 2008 al 2018, invece, notiamo un tracollo ancora superiore da parte del Pd che, 10 anni fa, era appena stato fondato e vedeva come segretario Walter Veltroni. Peggiorano la loro posizione il Trentino Alto Adige (dal primo al quinto posto), l’Umbria (dal sesto all’ottavo), la Puglia (dall’ottavo al quindicesimo); migliorano il Veneto (dal quinto al terzo) e l’Emilia Romagna (dal decimo all’ottavo). Il Molise è la regione che ha perso meno voti (-25%). Allora, però, in Molise il Pd prese molti meno consensi del solito perché, per, l’Italia dei Valori, era candidato un molisano, il segretario Antonio Di Pietro, che attrasse molti consensi del Pd (era alleato con l’Italia dei Valori).

Le regioni che seguono, come consensi persi, sono la Lombardia (-31,7%), il Veneto (-41,3%), la Toscana (-43%), il Piemonte (-43,4%) e il Trentino Alto Adige (-45,9%). Dove ha sfondato il M5S, al Sud, ci sono state le flessioni più gravi: Sardegna (-63,6%), Abruzzo (-62,1%), Basilicata (-61,5%), Calabria (-61,2%), Puglia (-59,6%), Campania (-59,3%) e Sicilia (-57,7%). Nel Centro, l’andamento meno pesante si è registrato in Toscana (-43%), Umbria (-47,9%), Marche (-53,3%) e Lazio (-56,2%).

Vediamo ora le circoscrizioni nel decennio. Mezzogiorno: autentica emorragia per il Pd (-59,6%), ma fanno peggio le Isole (-59,7%). Sconfitta meno pesante nel Nordovest (-38,1%). Il risultato del Centro (-50,5%) è peggiore di quello del Nordest (-45,4%).

Questo il commento in sintesi di Giuseppe Castellini: “Declino del Pd strutturale, non contingente, guardando al decennio 2008 – 2018. Con Bersani, il Pd ottenne molti più seggi grazie al sistema elettorale di allora, il Porcellum, maggioritario fino all’inverosimile, tanto che è stato dichiarato anticostituzionale”. Da considerare, poi, la questione meridionale: “Nei primi anni Novanta c’è stata solo la questione settentrionale, il Mezzogiorno è stato ignorato. Ma i morti, quando non sono tali, risorgono dalla morte apparente. E sono risorti, cambiando drasticamente gli equilibri politici del Paese e costringendo così a guardare al Sud. Ignorare questa parte di Paese rischia di far saltare il banco del Paese intero”.

Alessandro Pignatelli

Giornalista professionista e scrittore, amante della carta stampata come del mondo digitale. Ho lavorato per agenzie stampa e siti internet, imparando nel mio percorso professionale a essere tempestivo, preciso, ma anche ad approfondire con vere e proprie inchieste. Con i new media e i social, ho inserito nel mio curriculum anche concetti come SEO, keyword, motori di ricerca, posizionamento.