Etichettatura e made in Italy, Agabiti (Coldiretti Umbria): “Destino dei migliori è essere minacciati o copiati”

Albano Agabiti, presidente di Coldiretti Umbria, parla dei rischi che i consumatori possano mettere in tavola cibi tarocchi o non salutari

Albano Agabiti, presidente di Coldiretti Umbria, parla di made in Italy, etichettatura d’origine del grano e delle barricate che l’Italia – e anche l’Umbria – devono fare spesso per difendere l’agroalimentare dai provvedimenti dell’Unione Europea.

L’etichetta d’origine per pasta e riso riporterà semina, produzione e salvaguardia del made in Italy a livelli alti?

“Sicuramente si tratta di un passo in avanti che favorirà la trasparenza per i consumatori e le imprese agricole. Ora occorre potenziare accordi economici di filiera per incrementare il vero made in Italy, valorizzando la distintività dei nostri prodotti”.

L’Ue però continua a penalizzare il made in Italy: ora è arrivato l’ok al formaggio Asiago giapponese al Grana carioca. Cosa si deve fare?

“La difesa delle nostre produzioni anche a livello europeo è fondamentale: il nostro Paese ha intrapreso una strada giusta in tema di etichettatura ma le nostre produzioni sono sempre più minacciate da accordi di libero scambio, come quelli con Canada, Giappone e quello in arrivo con i Paesi Mercosur. La volontà di qualità, distintività, tracciabilità e trasparenza dei cittadini deve essere compresa dalle Istituzioni comunitarie, al pari delle problematiche sanitarie e di ‘concorrenza’, che spesso questi accordi si ‘trascinano'”.

Dai numeri pare che solo il 10% delle specialità Made in Italy verrà salvaguardato: perché il nostro Paese viene continuamente attaccato sull’agroalimentare?

“L’Italia è il simbolo dell’agroalimentare di qualità, ma anche della sicurezza alimentare: di solito sono sempre i migliori a essere ‘minacciati’ o copiati, come ad esempio avviene con l’Italian sounding: succede anche in altri settori economici dove l’Italia eccelle. È chiaro che un comparto che anche nel 2017 ha fatto segnare livelli record, mi riferisco in primis all’export, deve essere tutelato con più forza”.

Altro punto di cui parlare: la carne bovina sudamericana. Con l’apertura al dazio zero in Europa, anche questo comparto rischia di essere fortemente penalizzato. Gli agricoltori italiani come possono combattere?

“La minaccia immediata è quella di un pesante impatto sul piano economico e occupazionale, su un settore, quello zootecnico italiano, che si distingue per l’alta qualità delle produzioni e per la tutela dell’ambiente e spesso di luoghi marginali. La prima difesa che possiamo mettere in campo è quella di prestare attenzione alla carne che mangiamo, alla sua origine, anche perché in Umbria ad esempio, sono tanti gli allevatori che con sacrificio hanno rilanciato una razza, quella chianina, che rappresenta un’eccellenza indiscussa”.

Tutte queste decisioni significano anche abbassamento della qualità per i consumatori: questi ultimi ne sono a conoscenza?

“Come Coldiretti, anche attraverso Campagna Amica, ci spendiamo da anni per l’informazione corretta dei consumatori: proprio per questo abbiamo fatto della tracciabilità e dell’etichetta di origine obbligatoria di tutti gli alimenti, la nostra ‘battaglia madre’. Occorre insistere su questi temi di trasparenza, poi come sempre saranno le persone a decidere su cosa portare in tavola. Coldiretti però vuole che i cittadini-consumatori siano messi nelle condizioni di compiere scelte consapevoli, su quanto acquistano. Spetta poi anche alle scuole, con cui tra l’altro collaboriamo da anni, far comprendere già alle giovani generazioni, l’importanza del cibo, di una corretta alimentazione, che nasce innanzitutto da un ambiente sano e pulito”.

Si parla poco della salute, ma anche questa è una discriminante messa in pericolo. In Ue non ci pensa proprio nessuno?

“Come agricoltori siamo i primi ad essere interessati alla salute delle persone, dell’ambiente, degli animali. Per questo ci opponiamo ad accordi che mettono anche solo in dubbio queste tutele. Non si tratta di scelte ideologiche, conservative o di chiusura al mondo, ma di utilizzare medesimi standard produttivi, qualitativi e di tracciabilità tra Paesi diversi e che esistono già nel Vecchio Continente”.

Manca ancora l’etichetta d’origine su prodotti come i salumi. Coldiretti Umbria ha in mente qualcosa per velocizzare i tempi e far approvare provvedimenti simili a quelli per pasta e riso?

“Resta ancora da etichettare con l’indicazione dell’origine 1/4 della spesa alimentare degli italiani dai salumi ai succhi di frutta, dalle confetture al pane, fino alla carne di coniglio. Coldiretti continuerà a promuovere e lottare per l’origine obbligatoria di tutti gli alimenti, anche in considerazione di varie contraddizioni ancora presenti a livello comunitario. Intanto ai consumatori rinnoviamo il consiglio di prestare attenzione alle etichette presenti già in molti cibi che poi arrivano sulle tavole, informandosi sulla loro ‘carta di identità’ e magari sulla provenienza made in Italy. Quello che conforta è che ormai la maggioranza dei cittadini sembra sempre più propensa a informarsi e desiderosa di saperne di più, riguardo a ciò che mangia, prediligendo alimenti legati ai nostri territori”.

Alessandro Pignatelli

Giornalista professionista e scrittore, amante della carta stampata come del mondo digitale. Ho lavorato per agenzie stampa e siti internet, imparando nel mio percorso professionale a essere tempestivo, preciso, ma anche ad approfondire con vere e proprie inchieste. Con i new media e i social, ho inserito nel mio curriculum anche concetti come SEO, keyword, motori di ricerca, posizionamento.