Mario Petracca “Crioterapia selettiva, meno rischi e più risultati per il paziente affetto da emorroidi”

Un metodo che assicura buoni risultati e protegge il paziente affetto da malattia emorroidaria da rischi. A spiegare di cosa si tratta è Mario Petracca, medico chirurgo che si è dedicato alla proctologia, che precisa “E’ un metodo privo di rischi, se ben effettuato, perché richiede solo un’anestesia localizzata e quindi evita rischi quali emorragia locale, stenosi e incontinenza anale”.

Mario Petracca, medico chirurgo, da quarant’anni si dedica alla proctologia, ovvero alla cura delle emorroidi. Lo fa nei suoi studi sparsi in tutta Italia. Bologna, Roma, Milano solo per citare alcune città. E lo fa con un trattamento che lui stesso definisce “poco invasivo, efficace e per tutti i pazienti che soffrono di emorroidi” poiché effettuato in assenza di anestesia spinale. Si tratta della crioterapia selettiva. “E’ una tecnica che utilizzo da quando faccio questo lavoro, dal 1977. Si effettua in ambulatorio con sedute di un’ora ciascuna. Dopo un’anestesia localizzata su ogni nodulo emorroidario (o emorroide), come fa ad esempio il dentista su ciascun dente, si procede prima con la legatura del nodulo, e successivamente con la crioterapia con la sonda”. Un congelamento del nodulo emorroidario a -100 gradi. “Isolando nel trattamento ciascuna emorroide dalle pareti sane, grazie alla legatura che precede il trattamento, è possibile evitare di toccare le pareti vicine. Questo evita la formazione di cicatrici interne che possono restringere il canale anale”.

Il risultato è così meno invasivo e più efficace. “Con tre minuti di congelamento, la parte trattata si riassorbe (o si scioglie) naturalmente. La legatura inoltre non dà problemi di emorragia, poiché funge da tappo” assicura Petracca “e consente una veloce ripresa delle funzionalità, anche in pazienti anziani, cardiopatici, diabetici, donne in gravidanza”. Il problema delle emorroidi coinvolge i due terzi della popolazione mondiale, anche se solo nel 50% dei casi richiede un trattamento mirato, come la crioterapia selettiva. “I farmaci – aggiunge Petracca – sono utili a contrastare l’emergenza, ovvero per dare sollievo immediato al paziente, quando le emorroidi fuoriescono dal canale anale. In questi casi occorre trattarle a casa con pomata e acqua calda. Ma i farmaci sono un palliativo, non risolvono in via definitiva il problema”. Così come incidono un’alimentazione ed uno stile di vita equilibrati, una dieta ricca di fibre e liquidi, evitando gli sforzi.  “Quando si hanno i primi sintomi, in genere dopo i 40 anni, è sempre bene recarsi dal proctologo e individuare la strada migliore da percorrere. Con le emorroidi, come in tutte le malattie, prima si interviene e più risultati si ottengono”.

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Redazione

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