Antonio Maria Mira: «La narrazione del bene è nostro dovere»

Il caporedattore della redazione romana di Avvenire riceve il premio ISUPP per i suoi reportage illuminanti. Articoli di denuncia sociale e racconti di possibile rinascita: «Faccio il mestiere più bello del mondo»

Raccontare la buona notizia anche se intorno dominano le cattive. Mettere sulla pagina del giornale un barlume di bianco speranza, dove spesso i lettori vedono tutto nero. È questo il marchio di fabbrica di Antonio Maria Mira, caporedattore della redazione romana di Avvenire, premiato venerdì 24 novembre da Sauro Pellerucci, presidente dell’Associazione ISUPP (IoSonoUnaPersonaPerbene). Questa la motivazione: “Da anni è la penna che racconta l’altra faccia del bel paese, quella della malavita e dei soprusi. Si distingue per sensibilità nel descrivere episodi tragici e per la costante attenzione alle problematiche della nostra società“.

Antonio Maria Mira parla sul palco del PalaSì visibilmente emozionato: «Sono un giornalista – riprende dopo una pausa – un semplice cronista che racconta gli eventi». Eppure di lui colpiscono due cose: la tenacia e l’umanità. La prima si può toccare con mano nei suoi editoriali, la seconda semplicemente trapela dalle sue parole. Come quando rivela di essere di passaggio a Terni («Ho fatto di tutto per non mancare») perché in viaggio con la finalità di raccontare la ripresa nelle zone colpite dal terremoto. Storie di imprenditori e cittadini che non mollano, mettono l’anima in ciò che fanno.

«Sono sempre più convinto che il buon giornalismo si faccia con i piedi – sorride – che non significa ovviamente a tirar via, ma muovendosi, ascoltanto e raccogliendo storie». Basta sfogliare il quotidiano Avvenire e soffermarsi su uno dei suoi editoriali per capire che c’è ancora futuro per chi crede nell’informazione seria e corretta. Il riconoscimento ISUPP ne è una dimostrazione tangibile, un premio meritato proprio per l’impegno quotidiano.

Redazione

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