Tartufi: a Città di Castello un convegno tra criticità e speranze.

Gli operatori stanno attendendo una nuova legge. Ecco i numeri del fenomeno in Umbria

Due i problemi immediati da affrontare: una soluzione fiscale in grado di far emergere il sommerso del settore e consentire, allo stesso tempo, la piena tracciabilità del tartufo raccolto e commercializzato, tutelando la produzione nazionale e la tipicità dei prodotti locali. È il perno della proposta di legge “Disposizioni in materia di raccolta, coltivazione e commercio dei tartufi” all’esame della XIII Commissione Agricoltura della Camera dei deputati illustrata dal primo firmatario, l’onorevole Massimo Fiorio, vicepresidente della Commissione Agricoltura, nel corso del convegno organizzato dall’assessorato regionale all’Agricoltura che si è svolto ieri pomeriggio a Città di Castello, dove è in corso fino ad oggi la 38esima Mostra mercato nazionale del Tartufo bianco.
Raccoglitori e commercianti hanno attivamente partecipato al convegno, provenienti, oltre che dall’Alta Valle del Tevere, da tutta l’Umbria, dalla Toscana, Marche ed Emilia Romagna: c’era da discutere le prospettive del comparto. Ai lavori, conclusi dall’assessore regionale all’Agricoltura Fernanda Cecchini, ha preso parte il deputato umbro Walter Verini; a coordinare gli interventi il commissario della Comunità montana Alta Umbria, Mauro Severini.
“Questo incontro – ha sottolineato l’onorevole Fiorio – si colloca in una fase importante per il mondo del tartufo. Lunedì prossimo è prevista infatti la riunione del Tavolo tecnico istituito presso il Ministero delle politiche agricole per la redazione della proposta di Piano nazionale della filiera del tartufo 2017-2020, propedeutico alla nuova normativa alla quale si sta da anni lavorando, che sia capace di tutelare cercatori e consumatori e che da tempo è attesa dal settore”.
Nell’auspicare che Commissione Agricoltura prima e Parlamento poi varino in tempi rapidi la nuova legge nazionale, l’assessore regionale Fernanda Cecchini ha sottolineato come spetti “a ognuno dei protagonisti del settore, soprattutto alle istituzioni, aver cura e valorizzare il territorio e un prodotto come il tartufo, un settore in cui l’Umbria ha un ruolo di primissimo piano a livello nazionale”.
Il presidente dell’Unione Tartufai Umbri, Marino Capoccia, ha messo in evidenza alcune criticità del settore da ricondurre a diversi fattori: “oltre alle condizioni climatiche e all’assenza di pioggia che quest’anno ha compromesso la produzione, la carenza di interventi di manutenzione e salvaguardia degli ambienti tartuficoli naturali. Altro aspetto – ha detto – la tracciabilità a garanzia dell’autenticità del prodotto, così come è fondamentale per noi valorizzare la libera ricerca che ha consentito di trasferire questa tradizione di generazione in generazione”.
“I tartufai – ha rimarcato anche il sindaco di Città di Castello, Luciano Bacchetta – sono una grande risorsa per il nostro territorio che rappresenta uno dei punti di riferimento a livello nazionale per qualità del prodotto e commercializzazione. Attraverso il tartufo e tutto quello che può rappresentare anche in termini economico-occupazionali si promuove l’immagine dell’Umbria, dei nostri comuni, che sono senza dubbio un patrimonio inestimabile, ad ogni livello, che tutti ci invidiano”.

 

I DATI CONOSCITIVI DEL SETTORE A fornire un quadro economico-produttivo del settore in Umbria sulla base dei dati disponibili è stato il dirigente del Servizio regionale Foreste, montagna e servizi naturalistici Francesco Grohmann.
Tartufai. I raccoglitori di tartufo muniti di tesserino e in regola con il pagamento della tassa regionale (111,5 euro) sono circa 7mila, un numero che posiziona l’Umbria al secondo posto in Italia dopo l’Emilia Romagna (15mila tesserini). Città di Castello è seconda solo a Forlì per l’incidenza dei tartufai sulla popolazione, mentre Perugia è terza. Negli ultimi 10 anni (2007-2016) il numero minimo di tesserini è stato nel 2008 con 5265 tesserini, il massimo nel 2016 con 6932. Dal 2012 al 2016 c’è stato un aumento medio del 9,8%, ma con differenza nelle varie zone: le autorizzazioni alla raccolta in Alta Umbria, nel decennio 2007-2016, sono in leggero decremento (oscillano fra i 1960 e 2287), quelli della Valnerina sono stabili (circa 150 tesserini, ma ci sono anche 600 utenti che esercitano il diritto di raccolta senza tesserino nei boschi appartenenti ad enti di uso civico). Le restanti aree hanno visto quasi raddoppiare i valori (da 2351 del 2007 a 3942 nel 2016).
Tartufaie controllate. Nel 2010 erano riconosciute 684 tartufaie controllate (di cui 441 in Valnerina) per una superficie stimata di 2500 ettari. Nel 2016 sono circa 286 per una superficie stimata di circa 500 ettari (esclusa la Valnerina). Nel territorio dell’Alta Umbria si è passati dalle 52 tartufaie del 2013, per 147 ettari, alle 45 del 2016, per 107 ettari, con un calo di circa il 27% della superficie totale. Nel territorio dell’Orvietano-Narnese-Tuderte, invece c’è stato un aumento. Nel 2013 c’erano 71 tartufaie controllate, per 243 ettari, salite a 96 nel 2016, per 298 ettari (+22,6%).
Tartufaie coltivate. Nel 2010 risultavano 153 tartufaie coltivate, per circa 160 ettari, oltre a 53 impianti per circa 113 ettari realizzati con il Piano tartuficolo regionale. Con i contributi del Programma di sviluppo rurale 2007-2013 sono stati finanziati 62 impianti per un totale di 104 ettari. Per il recente bando della nuova programmazione per lo sviluppo rurale 2014-2020, con migliori incentivi, sono state presentate 262 domande per realizzare impianti con specie micorizzate a testimonianza del rilevante interesse che rivestono.
Si stima una produzione media di poco oltre i 30 chilogrammi ad ettaro, con punte di oltre 70 chilogrammi nei migliori impianti; il 65% degli impianti si colloca in una fascia di produzione fra i 20 e i 50 chilogrammi ad ettaro.
La produzione complessiva delle tartufaie coltivate (circa 270 ettari) può essere stimata fra i 5600 e 12.500 chilogrammi all’anno, con un possibile significativo incremento con l’entrata in produzione degli impianti realizzati di recente.
Nel territorio dell’Alta Umbria le tartufaie coltivate erano 35 nel 2010, nel 2013 62 e nel 2016 96 per un totale di 126 ettari (+63,6%). Nell’Orvietano-Narnese-Tuderte erano 9 nel 2010, 7 nel 2013 e 12 nel 2016 per 58 ettari complessivi (+9,4%).
Le quantità. I dati Istat (rilevati fino al 2011) indicano per l’Umbria una media di circa 26.258 kg/anno di tartufi raccolti nei boschi nel periodo 2003-2011 (circa il 30% del totale nazionale).
I tartufi bianchi in media pesano per 3.847 kg/anno con valore minimo nel 2011 (2.144) e massimo nel 2005 (5.541). Di queste circa 4 tonnellate, la quantità di tartufo bianco pregiato è di circa 1,4 tonnellate.
I tartufi neri pesano per 22.411 Kg/anno; il minimo si è registrato nel 2004 (12.420) e il massimo nel 2010 (33.927).
Per quanto riguarda le dichiarazioni dei cessionari dei quantitativi commercializzati (previste dalla legge nazionale 311/2004 che obbliga a comunicare annualmente alle Regioni la quantità del prodotto commercializzato e la sua provenienza territoriale) nel 2015 in Umbria, dove sono circa 60 le aziende specializzate, sono pervenute 8 comunicazioni per un quantitativo umbro di circa 18 tonnellate sulle 35 tonnellate del totale nazionale dichiarato (per il tartufo bianco 825 chilogrammi dall’Umbria su 2587 kg totali). Nel 2016 le comunicazioni sono state 7, con quasi 7 tonnellate dall’Umbria su 18,5 tonnellate totali (per il tartufo bianco, dall’Umbria 546 chilogrammi su 1677 del totale nazionale dichiarato).

Marcello Guerrieri

Esercita la professione di giornalista da oltre trent’anni: ha esordito con la cronaca locale per la redazione ternana de il Messaggero, per la quale ha anche curato, per un lungo periodo, pure gli aspetti sindacali ed economici delle aziende della provincia di Terni. Collabora tuttora col giornale romano. Ha seguito sin dall’inizio, l’evoluzione dei nuovi media, curando numerosi siti come quello di “Terninrete”