Divieto di alcolici a Terni: critiche anche da Confartigianato Imprese Terni

"Gestori dei locali non sono il problema, semmai una parte rilevante della soluzione. Spesso costretti a fare da presidio alla legalità"

Dopo Confcommercio e Fipe, arrivano le critiche di Confartigianato Imprese Terni per l’ordinanza del sindaco sul divieto di vendere alcolici per asporto dalle 22 alle 24 del venerdì e del sabato. “La preannunciata ordinanza che va a interessare in modo molto pregnante un’ampia platea di soggetti d’impresa, che è del tutto riduttivo definire sbrigativamente con il termine movida, pone diversi interrogativi ed evidenza alcune rilevanti criticità, soprattutto dal lato dell’efficacia ed effettività delle misure”.

L’associazione di categoria spiega: “Di fronte all’ampio ventaglio di nuovi strumenti a disposizione, l’amministrazione comunale di Terni ha deciso di partire con un’ordinanza che si propone una finalità unica espressamente dichiarata molto parziale (“tutela della tranquillità e del riposo dei residenti”) e sembra sostanziarsi solo in nuovi gravosi vincoli per i gestori”.

Il direttore, Michele Medori, aggiunge: “Occorre evitare che gli eventi di criminalità accaduti possano essere in qualche modo associati all’attività lecita e professionale degli esercizi, che vanno certamente controllati e sanzionati se non in regola con le norme vigenti, senza dimenticare che permettono ai cittadini di vivere la propria città compiutamente e rappresentano un importante volano economico che va supportato e incentivato”.

Confartigianato Imprese Terni affonda quindi il colpo: “Il Comune non dovrebbe mai rischiare di dare l’impressione di aver perso di vista il fatto che il complesso dei problemi che si deve fronteggiare attiene al tema della sicurezza, non alla materia commerciale, che va affrontato e risolto con strumenti propri dell’ordine pubblico e del controllo del territorio”. E ancora: “I gestori non sono certo il problema, semmai una parte rilevante della soluzione e spesso si trovano a svolgere il ruolo improprio di presidio della legalità”.

Alessandro Pignatelli

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