‘Madonna in trono con Bambino’: Mercalli, altre 80 opere aspettano sponsor

Sovrintendente Umbria saluta l'arrivo della scultura, ma avverte: "Alcune opere danneggiate non da sisma, ma da degrado"

La decisione di indirizzare i fondi del Fai Umbria sul restauro della statua lignea della ‘Madonna in trono con Bambino’ è stata presa durante una visita guidata al deposito di Santo Chiodo, a Spoleto. Lo ha sottolineato Nives Tei, presidente del Fai Umbria: “Abbiamo voluto dare un segnale di affetto, vicinanza e condivisione alle comunità colpite dal terremoto. C’è stata splendida collaborazione, sempre concreta e fattiva con tutte le istituzioni coinvolte. Salviamo tutto quello che ci appartiene e che ci rende unici al mondo”.

Il restauratore, Giovanni Manuali, è entrato nei dettagli: “Voglio mettere in risalto il cuscino lavorato e damascato, manufatto molto prezioso, su cui poggia il Bambino”. Marica Mercalli, sovrintendente all’Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria, ha aggiunto: “In questa regione c’è una macchina che, da dodici mesi, dopo gli eventi sismici, si sta impegnando e sta indirizzando i suoi sforzi per la salvaguardia del patrimonio mobile e immobile. Siamo grati alle associazioni per il contributo che danno al nostro lavoro. Oggi presentiamo un restauro che si è felicemente concluso grazie al Fai, mentre in stretta collaborazione con l’Archidiocesi di Spoleto – Norcia stiamo cercando sponsorizzazioni per il restauro di altre 80 opere. Si tratta di restauri che intervengono spesso anche su situazioni di degrado, non attribuibili al terremoto. Il sisma è anche l’occasione per studiare meglio queste opere, un proficuo contributo alla conoscenza e alla valorizzazione dell’arte della nostra terra”.

Ilaria Borletti Buitoni, sottosegretario ai Beni Culturali, ha proseguito: “Il patrimonio culturale è collettivo e, se è bene comune, c’è una responsabilità comune. Il terremoto è stato un laboratorio, pur se drammatico, efficace perché ha unito tutti con l’obiettivo di recuperare il patrimonio ferito e la cui ferita provoca smarrimento, perché ha sbriciolato il senso della propria identità culturale. Tutti hanno collaborato per cercare di fare quanto più possibile per il territorio ferito”.

Alessandro Pignatelli

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