Ripresa economica: l’Umbria non la percepisce

L'occupazione non ha recuperato, le istituzioni paiono delegittimate nel rapporto con la gente, il welfare cala

L’Umbria non percepisce la ripresa in base agli ultimi dati dell’Istat. Nell’ultimo anno, è peggiorata la situazione economica del 40 per cento delle famiglie, il che fa della regione la terzultima del nostro Paese. In valori assoluti, si tratta di 153 mila nuclei familiari. Peggio fanno solo Sicilia (43,9%) e Calabria (40,4%).

I dati dell’Istituto nazionale di statistica sono stati elaborati e approfonditi dal settore datajournalist di Mediacom043.

Nel dettaglio, l’Umbria è quarta sia per percentuale di famiglie (30 per cento, 144 mila in valore assoluto) che affermano di aver visto “un po’ peggiorata la situazione economica” rispetto all’anno precedente, sia per quelle che dicono di averla vista “molto peggiorata” (10,4%, 39 mila in valore assoluto). Come mai c’è diversità tra l’Umbria e il resto dell’Italia?

Come spiega Giuseppe Castellini, che ha elaborato e approfondito le cifre fornite dall’Istat, la ripresa c’è, il Pil è tornato ad aumentare da due anni a questa parte (+0,9% nel 2016 in Italia, l’Umbria addirittura con una percentuale superiore alla media, cosa rara negli ultimi 20 anni). Le famiglie umbre però non percepiscono questo miglioramento nel portafogli e nella vita di tutti i giorni. Tanto è vero che il dato umbro di disagio è di molto peggiore di quello medio nazionale (34,8%) e del Centro (33,5%).

Le regioni che segnalano il dato più basso di famiglie che segnalano un peggioramento nelle proprie condizioni economiche sono l’Emilia Romagna (30,5%), la Toscana (30,9%), la Lombardia (31%) e la Valle d’Aosta (32,5%). Il Lazio fa segnare un 34%, le Marche un 34,1%.

C’è anche qualche famiglia che dicembre di aver ‘molto’ o ‘un po’ migliorato’ la propria situazione economica rispetto all’anno precedente: il 5,6% in Umbria, ovvero 21 mila nuclei. E qui la regione è sotto la media, sia nazionale che del Centro (entrambe al 6,4%). Stessa situazione per le famiglie che vedono inalterata la situazione economica. In Umbria sono il 54% (205 mila nuclei), sotto la media nazionale (58,3%) e del Centro (59,2%).

Castellini commenta: “In Umbria esiste uno scollamento tra i dati che dicono come la ripresa ormai si veda, anche se è più lenta della media nazionale, e il disagio delle famiglie, che invece non scende. Non solo, ma i cittadini mostrano di non credere neppure nei messaggi di ottimismo che arrivano dalle istituzioni umbre, che evidentemente sono colte da una grave crisi di legittimità nel rapporto con gli umbri. Una traccia per comprendere questa dicotomia tra dati e percezione, che ha effetti sul grado di fiducia, sulla forza delle istituzioni e sugli equilibri politico – elettorali in cui forti mutamenti si sono già ampiamente manifestati, è che la ripresa in Umbria non solo non ha fatto recuperare in modo consistente l’occupazione persa durante la recessione (siamo a -14.500 posti di lavoro per arrivare alla situazione pre-crisi), ma l’occupazione che si sta creando nella regione è particolarmente fragile da tutti i punti di vista”.

Altro tratto che distingue l’Umbria: “La possibilità che la riduzione del welfare e il mancato scatto del settore pubblico umbro verso un deciso incremento delle qualità dei propri servizi stanno facendo sentire le famiglie più sole. Hanno la sensazione di doversela cavare da sole in maniera sempre più spinta e questo introduce elementi di incertezza, di timore di non farcela con le proprie risorse economiche. La soglia di tranquillità, relativamente alle proprie risorse economiche, è infatti relativo, in quanto dipende dal contesto sociale, dal livello del welfare, dalla vivacità e dalla qualità del mercato del lavoro. Fattori che in Umbria si stanno facendo sentire molto”.

Alessandro Pignatelli

Giornalista professionista e scrittore, amante della carta stampata come del mondo digitale. Ho lavorato per agenzie stampa e siti internet, imparando nel mio percorso professionale a essere tempestivo, preciso, ma anche ad approfondire con vere e proprie inchieste. Con i new media e i social, ho inserito nel mio curriculum anche concetti come SEO, keyword, motori di ricerca, posizionamento.