Scegliere un pavimento in legno? I graffi, insegna Antonio Di Giovanni, sono una virtù.

I segni del tempo, quando si vuol scegliere un pavimento in legno, sono ciò che più preoccupa. Eppure, secondo il titolare dell’azienda con sede a Roma “se un parquet si graffia, quasi sempre vuol dire che è di buona qualità”.

Antonio Di Giovanni nel laboratorio

“Vorrei un parquet che non si graffi” oppure “Ho un cane, non posso scegliere il parquet”. Un pavimento in legno assicura calore, colore, versatilità ad un ambiente ma sono tante le persone che si pongono dubbi sulla resa prima di sceglierlo per la propria casa. L’essenza che lo caratterizza è il legno, che peraltro è uno dei materiali più resistenti e più impiegati in edilizia, soprattutto per la realizzazione di complementi di arredo e di elementi orizzontali singoli, come anche verticali, necessari per abbellire una struttura in muratura, ma anche per impreziosire gli ambienti interni, proprio per la sua capacità di rendere l’atmosfera elegante e allo stesso tempo accogliente. Ciononostante, il parquet può capitare che si graffi.

“Nel corso degli anni l’usanza di impiegare il legno per realizzare i pavimenti è diventata sempre più una moda – spiega Antonio Di Giovanni, artigiano maestro (o profeta, come i suoi clienti lo chiamano) del parquet, che nel settore vanta cinquanta anni di esperienza e che a Roma ha un’azienda operativa dai primi anni Novanta – proprio grazie alle caratteristiche del materiale di adattarsi alle singole esigenze dell’abitazione e dei gusti personali, rispetto al colore (essenza) e alla finitura del legno (sbiancato, decapato o anticato). Solitamente, la scelta del parquet ricade su due tipologie più diffuse, ovvero quelle realizzate in legno massello e quelle chiamate prefinite”.

I listelli di parquet in legno massello sono costituiti interamente da legno nobile ricavato da un unico blocco con uno spessore che raggiunge i 22 mm. Il parquet prefinito, invece, possiede solo uno strato superiore di legno nobile, con uno spessore che varia dai 3 ai 4 mm, che viene incollato su un supporto di legno povero o in multistrato e ne condiziona la qualità e lo spessore, la stabilità e di conseguenza il prezzo. Precisa Di Giovanni “Quando i miei clienti mi chiedono un parquet che non si segni, rispondo sempre – guai se non si ammaccasse o non rigasse, poiché significherebbe che tutti i componenti di protezione restano in superficie e non fanno un corpo unico con il legno”. E aggiunge “Ci sono peraltro legni più duri degli altri che resistono anche alle unghie dei cani oppure ai tacchi a spillo, come il rovere. L’importante è la finitura: meglio che sia spazzolato e oliato, così potrà essere ripristinato in caso di graffi”.

 

 

 

 

Redazione

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