“Italia tra i primi paesi a sviluppare tecnologie antisismiche all’avanguardia”. Intervista a Paolo Clemente (ENEA)

In occasione della 16th World Conference on Earthquake Engineering di Santiago del Cile, l'Italia è stata chiamata a discutere sul tema delle tecnologie antisismiche con l'ingegnere Paolo Clemente di Enea, ente pubblico che ha sviluppato tecnologie all'avanguardia a livello globale.

16th World Conference on Earthquake Engineering

In Italia manca una cultura antisismica ma il nostro paese sa bene come progettare e realizzare strutture sicure. È lecito sottolineare allora che l’Italia è stata chiamata a partecipare, con un ruolo di primo piano, al Convegno internazionale di ingegneria antisismica di Santiago del Cile, tenutosi dal 9 al 13 gennaio 2017; che tra le regioni italiane, alcune, come l’Umbria, si rivelano all’avanguardia nel processo di isolamento degli edifici e che c’è un ente pubblico, l’ENEA, autore di importanti passi avanti nello studio e nella realizzazione di tecnologie all’avanguardia. Abbiamo affrontato l’argomento con l’ingegnere Paolo Clemente, dirigente di ricerca nel Laboratorio “Ingegneria sismica e prevenzione di rischi naturali” dell’ENEA.

Ing. Clemente, la sua keynote lecture sulle moderne tecnologie antisismiche alla 16th World Conference on Earthquake Engineering  dimostra un importante riconoscimento, da parte della comunità scientifica internazionale, del lavoro decennale svolto in  Italia e dei risultati ottenuti  in questo settore. L’Italia potrebbe rivelarsi un modello da perseguire anche all’estero per le tecnologie antisismiche?

Quello tenuto a Santiago lo scorso gennaio è un convegno cui partecipano normalmente oltre 3000 delegati da tutto il mondo, nel quale mi è stato chiesto di tenere una keynote lecture, onore riservato a pochi. È un importante riconoscimento per la visibilità e l’autorevolezza che viene data al nostro paese e al lavoro che svolgiamo nel campo dell’ingegneria sismica all’ENEA. L’Italia può sicuramente rivelarsi un modello per i paesi esteri. Siamo stati tra i primi paesi a sviluppare tecnologie antisismiche all’avanguardia, il nostro problema semmai è che le abbiamo applicate poco. Le moderne tecnologie antisismiche sono state utilizzate, infatti, soprattutto in Giappone che ne ha fatto una pratica costruttiva di prassi e per questo è il primo paese per applicazioni di moderni sistemi di protezione sismica.

I terremoti degli ultimi mesi che hanno interessato Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo hanno destato la preoccupazione dell’opinione pubblica. I danni sono stati realmente così ingenti?

I danni sono stati ingenti, purtroppo anche al patrimonio culturale. In alcuni centri come Norcia, dove dopo i sismi del ‘79 e del ‘97 erano stati fatti dei lavori di ricostruzione importanti, gli edifici hanno risposto bene. Lo stesso non è valso per i centri che non hanno subito ristrutturazioni in tempi recenti. Accumuli e Arquata del Tronto, ad esempio, sono stati quasi completamente rasi al suolo. Se a Norcia non fossero stati eseguiti questi lavori, alla città sarebbe toccata una sorte peggiore, come quella purtroppo riservata alla basilica di San Benedetto. In generale, le ricostruzioni passate sono state occasioni di miglioramento delle costruzioni. Nella ricostruzione oggi dobbiamo puntare soprattutto all’uso di moderne tecnologie antisismiche, che consentono di ottenere un grado di sicurezza non perseguibile con tecniche tradizionali (se costruito in modo corretto, un edificio dotato di moderne tecnologie non subirà danni in caso di evento sismico) ma anche su un’opportuna scelta dei siti. Non sempre, infatti, è possibile ricostruire “come era e dove era”: bisogna escludere i siti non idonei e puntare a una qualità nettamente superiore senza però rinunciare alla nostra tradizione e alla cultura che ci contraddistingue.

In Italia le tecnologie Enea per l’isolamento sono state utilizzate in edifici che vengono anche monitorati, come la scuola di San Giuliano di Puglia e il Centro Protezione Civile di Foligno. Sulle strutture, oltre agli isolatori, sono stati disposti accelerometri che consentono di verificare il comportamento dell’edificio in caso di terremoto e valutarne l’affidabilità strutturale nel tempo. Che cosa state registrando in particolar modo in Umbria?

Gli edifici del Centro di Protezione Civile di Foligno hanno risposto agli ultimi eventi, compreso quello del 30 ottobre di magnitudo 6.5, in maniera più che positiva, pur tenendo conto della distanza di Foligno dagli epicentri. L’Umbria è una regione all’avanguardia dal punto di vista delle tecnologie antisismiche e l’amministrazione regionale ha sviluppato una sensibilità particolare per queste problematiche.

Queste tecnologie sono state applicate a edifici strategici e impianti a rischio di incidente rilevante. Si possono applicare anche a edifici civili?

Le moderne tecnologie possono essere applicate, e lo sono, anche a edifici residenziali: a San Giuliano di Puglia, oltre alla nuova scuola Jovine, anche due nuovi edifici residenziali sono muniti di isolamento sismico alla base. Una diffusione ancora maggiore delle moderne tecnologie è stata finora impedita dalla mancanza di una cultura antisismica e dalla scarsa conoscenza delle stesse tecnologie da parte di imprese e progettisti, nonché dalla scarsa voglia di questi di mettersi alla prova e aprirsi, imparando nuove tecniche. La sfida del prossimo futuro è quella che le moderne tecnologie per la protezione sismica delle strutture diventino usuali anche per gli edifici residenziali di piccole e medie dimensioni.

È più efficace isolare un edificio in costruzione o uno già esistente?

L’isolamento sismico può essere efficacemente applicato a edifici di nuova realizzazione e a edifici esistenti. Nel secondo caso l’intervento può essere meno semplice e a volte costoso, ma comunque sempre efficace, come dimostrato dalle numerose realizzazioni finora eseguite, anche all’Aquila dopo il terremoto del 2009.

Durante il Convegno a Santiago è stato affrontato in modo particolare il tema del monitoraggio…

Il monitoraggio sismico delle strutture è importante a prescindere dall’isolamento sismico e consente di valutare l’effettivo comportamento in occasione di un reale evento. Vengono disposti dei sensori, usualmente  accelerometri, in punti strategici della struttura per registrare i movimenti durante i terremoti, ricavando informazioni utili sia per verificare il comportamento reale dell’edificio sia per futuri progetti.

Fino a che punto siete in grado di stabilire quanto un edificio costruito con isolamento e tecnologie antisismiche potrà resistere al terremoto più forte che si possa prevedere in una determinata zona?

Oggi sappiamo progettare con moderne tecnologie edifici in grado di sopportare senza danni un qualsiasi evento sismico. Bisogna, però, tenere presente che le norme tecniche italiane ci impongono di progettare le strutture per resistere a eventi sismici che hanno una probabilità del 10% di essere superati in 50 anni; ad essi corrispondono azioni sismiche pari a circa la metà di quelle massime che possono verificarsi al sito. È una scelta politica che deriva da quanto possiamo e vogliamo investire sulla nostra sicurezza. Penso che questa scelta vada rivista, indipendentemente dall’uso di moderne tecnologie.

Cosa possiamo dire riguardo le tecnologie future?

La strada dell’isolamento sismico e dei sistemi di dissipazione dell’energia è quella giusta, ma vanno sviluppati nuovi dispositivi e sistemi a basso costo per un’applicazione su vasta scala. Ovviamente una maggiore diffusione determinerà anche una riduzione dei costi che, comunque, sono già competitivi sia con riferimento ai costi di costruzione ma soprattutto in un’ottica di lungo periodo: un edificio dotato di isolamento sismico, infatti, non si danneggerà in occasione di eventi sismici e, quindi, non necessiterà di interventi di riparazione o consolidamento.

Dal punto di vista scientifico, va incoraggiato il monitoraggio sismico delle strutture, che ci permette di avere informazioni sul comportamento reale di edifici dotati di moderne tecnologie, soggetti a eventi sismici reali e, quindi, di indirizzare la ricerca e la tecnologia negli sviluppi futuri.

 

Nella foto l’Ing. Paolo Clemente durante la sua keynote lecture alla 16th World Conference on Earthquake Engineering

 

Martina Tini

Nata a Terni nel 1988, laureata in lettere con una magistrale in Editoria e Scrittura a Roma “La Sapienza”. Dopo un’esperienza in una casa editrice e una tesi sulla promozione della lettura tra i giovani, si è lanciata nel mondo del lavoro, senza il paracadute. Ama la letteratura italiana e inglese, il cinema e il buon cibo. Ghostwriter. Colleziona quadri e fotografie. Fan degli Afterhours, ha già stabilito il suo prossimo obiettivo: accedere all’ordine dei giornalisti-pubblicisti.